Marieni

ARMA: Trinciato nel 1° d’argento al 2° bandato d’azzurro e d’argento, il tutto caricato da un destrocherio di carnagione vestito di rosso, impugnante un gambo fogliato di verde posto in palo ed in capo tre gigli male ordinati di rosso (Arma conforme a quella riprodotta al n. 1287 dello Stemmario Camozzi, manoscritto conservato presso la biblioteca civica A. Maj di Bergamo).

MarieniCASATA: Una tradizione famigliare vorrebbe che i Marieni fossero presenti in Averara sin dal XIII secolo e che provenissero da Marienburg, nome tedesco della città di Malbork nella Polonia settentrionale. Sulla facciata dei famosi portici di Averara, sotto i quali un tempo passava la Via Mercatorum che collegava la Val Brembana alla Valtellina, ancor oggi si può ammirare lo stemma dei Marieni, segno evidente che essi ebbero nella storia del paese un ruolo rilevante. Don Pietro, fu parroco di Santa Brigida dal 1682 al 1688. Secondo la tradizione, sembra che la famiglia fosse proprietaria di terre e case ed avesse la funzione di controllo del passo San Marco, il valico più conosciuto e praticato dai viandanti, dai mercanti e dagli eserciti che dalla Germania, attraverso la Svizzera scendevano in Italia. I Marieni rimasero in seguito Vicari dei duchi di Milano e successivamente della Serenissima. All’inizio del XV secolo, ebbero dall’imperatore Sigismondo il titolo di marchese, trasmissibile ai successori. Ad Averare dimorò Marc’Antonio che ricoprì l’icarico di Vicario veneto; da lui e dalla sua consorte Onesta Cittadini, nacque Carlo Bernardo, che, intrapresa la carriera ecclesiastica, divenne prevosto di Averara dal 1794 al 1797. Dimostrò ben presto simpatia per le idee liberaleggianti penetrate in Italia con la venuta dei francesi, tanto da firmare, nel 1799, i documenti inerenti alle sue mansioni di parroco, non nella forma più usuale di prevosto don Carlo Marieni, ma in quella di “Cittadino” Carlo Marieni.

In seguito, abbandonato l’abito talare, si impegnò caldo fautore delle idee repubblicane, con il governo della repubblica Cisalpina. Morì a Milano l’11 maggio 1843 a 72 anni. Le sue convinzioni influirono notevolmente su suo fratello Giuseppe, nato l’11 marzo 1774, che rimasto orfano di padre giovanissimo, ebbe la sua prima formazione educativa e scolastica da lui e dallo zio paterno don Francesco, prevosto di Averara dal 1758 al 1794 e nel 1771 nominato Vicario foraneo della Valle Brembana.Giuseppe si iscrisse quindi al Collegio Mariano di Bergamo, dove studiò sotto la guida di illustri docenti come Lorenzo Mascheroni, Giovanni Antonio Tadini e Francesco Marinoni. Laureatosi in ingegneria fu aggregato al genio militare, assumendo presto importanti incarichi, nei quali seppe dimostrare ampia preparazione e senso del dovere. Partecipò alla campagna napoleonica in Russia e nel settembre 1812 venne nominato capo di battaglione. Scampato tante volte ai pericoli delle battaglie, contrasse il tifo per aver persistito a prestare le sue cure al colonnello Zanardini e morì a Kopnick il 23 febbraio 1813 a soli 39 anni. Un suo cugino, Giacomo, studiò a fondo le scienze fisiche e matematiche a Milano con i più illustri luminari del tempo. Astronomo a Brera, seguita la carriera militare, divenne colonnello del Genio militare ed ebbe grande rinomanza per i lavori intrapresi durante la sua laboriosa carriera. Un altro nipote del sopraccitato Giuseppe, fu Luigi, nato ad Averara il 7 agosto 1800, che superati con successo gli studi all’università di Pavia, fu annoverato fra i migliori medici dell’ospedale maggiore di Milano e fu autore di pubblicazioni su argomenti medici, encomiati anche da accademie scientifiche. Morì a Milano il 26 ottobre 1874.

Più vicino ai tempi nostri si ricorda il generale Giovanni Battista, nato a Bergamo nel 1858, che seguendo l’esempio dei suoi predecessori, abbracciò la carriera militare nell’arma del Genio. Nel 1900 sposò donna Maria Saredo, ultima discendente di una nobile famiglia ligure di origine spagnola, il cui cognome fu unito a quello dei Marieni con decreto reale da Re Umberto II nel 1946, perché non si perdesse la tradizione di una casata rimasta senza discendenza maschile. Dopo aver organizzato infrastrutture militari e civili in Libia, tornò in patria nel 1914 e fu inviato a predisporre le fortificazioni della frontiera italo-austriaca. Nei primi mesi delle ostilità, fu promosso generale di Brigata per merito di guerra per aver diretto brillantemente operazioni di conquista nelle Valli Giudicarie. Alla fine del 1915 fu destinato da Cadorna a creare e organizzare l’aviazione italiana praticamente inesistente, avviando scuole e campi d’aviazione. Per le sue brillanti azioni belliche gli venne conferito il titolo di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia. Negli anni 1920-1921 fu sindaco di Bergamo, morì nella sua villa di Sudorno il 17 agosto 1933 ed alla sua memoria venne dedicata una via dove egli dimorò. Suo figlio Alessandro Marieni Saredo, nato a Roma nel 1909, dopo aver conseguito nel 1931 la laurea in secnze economiche e nel 1933 quella in scenze politiche, intraprese la carriera diplomatica, compiendo missioni in Austria, Ungheria, Albania e Germania. Nel 1945 fu reggente di uffici nel Ministero degli Affari Esteri. Nel 1948 venne nominato Consigliere dell’ambasciata italiana ad Atene, nel 1950 Consigliere a Buenos Aires, nel 1954 Consigliere incaricato d’affari a Tokyo, nel 1958 Ministro Plenipotenziario e vice direttore affari politici, nel 1960 capo del servizio stampa. Nel 1962 ricoprì la carica di di rappresentante permanente presso il Consiglio d’Europa con credenziali di Ambasciatore. Nel 1967 venne nominato Ambasciatore ad Helsinki, nel 1971 Ambasciatore al Algeri e nella primavera 1973 promosso Ambasciatore di grado. Nel giugno di quell’anno si dimise dall’incarico e tornò nella sua villa di Bergamo, dove morì il 16 gennaio 1992. I Marieni, scomparsi da Averara, sono ancora oggi presenti nel territorio di Mezzoldo in località Soliva, dove sono documentati da tempo remoto.