Belotti

ARMA: D’azzurro, al corno da caccia, in fascia, appeso ad un chiodo, ed accompagnato da tre stelle di sei raggi, due in capo, ed una nella punta, il tutto d’oro (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, compilato da G. B. Di Crollalanza. Vol. 3° Pag. 165).

BelottiCASATA: è questa fra famiglie le più diffuse della bergamasca, alternata anche nella forma Bellotti; numerosi suoi esponenti si illustrarono nel corso dei secoli in tutta la bergamasca fin dai tempi più remoti, per aver ricoperto importanti incarichi pubblici e aver esercitato nobili professioni. Giovanni Battista sottufficiale del Bersaglieri, fervente patriota, dopo aver combattuto in patria, fece parte dei volontari accorsi agli ordini di Francesco Nullo in aiuto agli insorti della Polonia contro i dominatori russi. Arrestato dalla polizia austriaca con altri compagni a Cracovia, venne portato prigioniero a Peschiera ed in seguito rilasciato. Riuscì coraggiosamente a rientrare in Polonia, dove cadde eroicamente nei pressi di Grodno nel settembre del 1863. Era fratello della fidanzata del Nullo Celestina, modista e sarta, apprezzata e stimata nell’ambiente patriottico bergamasco. Ella provvide a cucire le camice rosse dei garibaldini nel suo negozio di Bergamo, trasferito successivamente a Milano nella galleria Vittorio Emanuele, dove esistette sino al 1939, rinomato per eleganza e buon gusto. Dopo l’eroica morte di Francesco Nullo avvenuta nel 1863 nei pressi di Olkusz, in Polonia, la Belotti nel 1869 sposò Ermenegildo Dall’Ovo, bergamasco residente a Milano. Bortolo di Zogno, patriota fra i più impegnati durante i moti rivoluzionari del 1848-49, aderì alle direttive di Gabriele Camozzi per sovvertire l’ordinamento politico austriaco in Lombardia.

Mons. Flaminio nato a Serina (Bergamo), il 9 febbraio 1874, fu ordinato sacerdote nel 1899; partì missionario per Weihwei in Cina il 17 settembre 1908. Fu nominato vescovo di Sufetula e Vicario Apostolico di Nanyang e consacrato l’Epifania del 1918. Nel 1936 rimpatriò per salute e nel 1937, non potendo più riaversi, ottenne di essere esonerato dal grave ufficio. Morì a Grumello del Monte (Bergamo), il 23 novembre 1945. Il personaggio di questa famiglia che però più di tutti si distinse per importanza e fama fu l’avvocato Bortolo, storico, statista e poeta bergamasco. Egli nacque a Zogno, in Valle Brembana, il 26 agosto 1877, da Cesare e Maria Offredi; la sua era una famiglia borghese di tradizioni liberali. Dopo gli studi elementari nel paese di nascita, fu iscritto presso il Collegio Vescovile Sant’ Alessandro di Bergamo. Frequentò l’ultimo anno del liceo classico “Paolo Sarpi” di Bergamo, fu ammesso al “Collegio Ghislieri” dell’Università di Pavia e si laureò in Giurisprudenza nel 1899, poi si trasferì a Milano, per esercitare la professione d’avvocato, presso il tribunale. Qui continuò l’attività scientifica, insegnando diritto commerciale e finanziario in alcuni istituti e collaborando direttamente con alcune riviste di diritto e giurisprudenza.

Nel 1907 iniziò l’attività politica nel Partito Economico, movimento della destra liberale: fu eletto consigliere e assessore al comune di Zogno, poi consigliere comunale a Milano, dal 1909 al 1914. Dal 1914 fu anche per circa 10 anni Consigliere provinciale per il mandamento di Zogno. Nel 1913 venne eletto deputato al Parlamento nazionale per il collegio di Zogno, dopo un duello all’ultimo voto con il candidato cattolico Carugati: 49,7 contro il 49,4 %. La sua politica fu tesa allo sviluppo economico e industriale della Valle Brembana: si batté per il prolungamento della ferrovia fino a Piazza Brembana e per la realizzazione delle opere di sfruttamento dell’energia idroelettrica. Rieletto deputato nel 1919, fu nominato nel 1921 Sottosegretario al Tesoro e poi passò a ricoprire le funzioni di Ministro dell’Industria e del Commercio col successivo primo Governo Bonomi, in carica fra il 1921 e il 1922. La politica non impedì a Belotti la ricerca nel campo del diritto, della storia e della letteratura: nel 1919, pubblicò un trattato, pressoché unico al mondo, sul “Diritto Turistico”, preparato durante la sua amministrazione del Touring Club Italiano. Tra il 1919 e il 1921 Belotti promosse una serie di partiti liberali quali il Partito liberale riformatore, il Partito liberale italiano e il Partito liberale democratico italiano, mentre nel 1922 aderì al PLI. Nel partito Liberale, Belotti appartenne al gruppo della destra cavouriana; rispetto al fascismo assunse in un primo momento un atteggiamento moderatamente favorevole e votò in parlamento a favore del primo governo Mussolini. La critica sempre più serrata all’alleanza tra PLI e PNF gli impedì la ricandidatura alle elezioni del 1924, e culminò nel discorso pronunciato nel congresso liberale di Livorno dell’ottobre del 1924. Tornò dunque alla professione d’avvocato e si impegnò nella ricerca storica e nella produzione poetica. Nel 1924 pubblicò La parola di Camillo Cavour, nel 1934 pubblicò Una sacrilega faida Bergamasca del ‘500. Pubblicò anche opere poetiche in lingua e in dialetto e decine di scritti giuridici, sul diritto di famiglia e sul diritto economico. Il 27 ottobre 1930 venne arrestato a Milano con l’accusa di voler fondare con Ivanoe Bonomi una rivista politica (in realtà per ostinato antifascismo) e venne mandato al confino a Cava dei Tirreni, dove rimarrà fino al giorno di Pasqua del 1931.

Con l’allontanamento dalla politica, il Belotti si dedicò oltre all’esercizio della professione forense, agli studi di storia e di diritto. Dopo il notevole successo editoriale de “La vita di Bartolomeo Colleoni” (1923), s’interessò sempre più di storia bergamasca, dimostrando una singolare predilezione per gli studi letterari. Appartengono a questo periodo “Val Brembana” (1930), “Poemi e poeti del Brembo” (1930), “Pietro Ruggeri, poeta bergamasco” (1933) “Poesie della montagna” (1935), “Poesie bergamasche” (1938). Nel 1940 pubblicò in tre volumi, la prima edizione della sua opera più famosa: la Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, presso l’editore Ceschina di Milano, ancora oggi l’opera più completa e dettagliata mai scritta sull’argomento. Nel 1942 venne seguita dalla Storia di Zogno e di alcune terre vicine. Dopo la caduta del fascismo, nel luglio del 1943, riprese i contatti con gli uomini del liberalismo italiano e guidò l’evoluzione di Bergamo verso la democrazia, ma dopo gli eventi dell’8 settembre, fu costretto a fuggire in Svizzera. Qui partecipò alle organizzazioni degli esuli moderati italiani e con Ettore Janni e Luigi Einaudi fondò il periodico “L’Italia e il Secondo Risorgimento” e tenne conferenze su Cavour e sulla prima guerra mondiale. Morì il 24 luglio 1944 a Sonvico, vicino a Lugano. Pochi mesi prima, i bombardamenti alleati avevano distrutto la sua casa di Milano, con la ricca biblioteca e il suo studio professionale. Dopo la guerra, le sue spoglie furono traslate da Lugano a Zogno, il 22 settembre 1945, dove ebbero luogo solenni funerali. Bergamo e Milano intitolarono al suo nome, ciascuna, una via, e Zogno gli eresse un monumento opera dello scultore Piero Brolis e dell’ingegner Luigi Angelini. Sempre Zogno dedicò a Belotti un busto opera dei gemelli Carlo e Luigi Rigola eseguito nel 1921 in occasione dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti di Zogno, voluto da Belotti e opera sempre dei gemelli Rigola.

Dopo la sua morte furono pubblicati o ristampati diversi suoi scritti, tra i quali “L’avventura fascista” (1945), “Appunti e memorie del mio esilio in Svizzera” (1946), edito a cura della figlia Bianca Maria ed una serie di profili biografici intitolata “Gli eccellenti bergamaschi” (1956). La “Storia di Bergamo e dei Bergamaschi” costituisce l’opera nella quale confluiscono i precedenti lavori di argomenti bergamasco, ai quali da anni il Belotti attendeva, ed è anche la sua opera principale. I tre volumi della prima edizione, che abbracciavano le vicende bergamasche dalla preistoria alla seconda guerra mondiale, furono quindi sottoposti a un ampio lavoro di revisione e di completamento, che – lasciato interrotto dalla morte del Belotti) fu portato a termine da un comitato di studiosi. La nuova edizione in sette volumi (1959), rispettando il testo riveduto dal Belotti, costituisce una delle più importanti opere di storia locale bergamasca, analizzata ed esposta con serietà e rigore scientifico. Nel 1990 è stata pubblicata una terza edizione in 9 volumi, con pagine di aggiornamento, nuove note e fotografie. A Bergamo, a Bortolo Belotti, è stato intitolato l’Istituto Tecnico Commerciale e Periti Aziendali”.