Sonzogni

ARMA: Di rosso, ad un cane d’argento, rampante e tenente nella zampa un giglio d’oro. (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, compilato da G. B. Di Crollalanza. Vol. 2° Pag. 545).

Sonzogni CASATA: questa illustre famiglia viene ricordata sin dall’ XI scolo e si presume che da Stabello, venuta a Zogno, abbia finito con l’assumere il nome della località nella quale si era stabilita: la contrada di Sonzogno. In un documento del 1210 viene citato certo “Petrus o Petrimus fil. Ioan olim Montanari de Sonzogno”. Secondo don Enrico Mangili storico bergamasco (1874-1943), più noto con lo pseudonimo P. Tosino, (dal nome della parrocchia di Petosino dove svolgeva il suo ministero sacerdotale), i Montanari erano gente di Stabello scesi a Zogno, che fecero proprio il cognome relativo all’altitudine della loro località nei confronti del capoluogo: “Sum Zogno” da Summum Zogno ovvero Zogno Alto, in geografico contrasto con Zogno Basso e cioè “In Zonium”. I Sonzogni nel corso dei secoli prolificarono in modo straordinario, ancor oggi numerose sono le famiglie con questo cognome, in Zogno, nei paesi limitrofi, nel capoluogo cittadino, ma anche fuori dalla provincia.

Il casato vanta numerosi e notevoli personaggi come Pietro e Giovanni capi del partito guelfo, al quale fu sempre fedele la famiglia; essi si trovano citati fra i componenti di una pace firmata nel 1393. Un ramo di questa casata furono quei Furietti che riconoscono come capostipite quel Fachinus dictus furia (o furiet) fil. Quondam Guarisci Sonzonio, che trovasi ricordato in documenti del XV secolo. Dapprima conservarono il cognome della parentela alla quale appartenevano, e fu soltanto più tardi che lasciato questo da parte, incominciarono a dichiararsi soltanto con il soprannome col quale si era distinto il loro ramo. Fra i personaggi più distinti di questa famiglia va segnalato Alessandro Furietti nato a Bergamo nella parrocchia di S. Andrea il 23 gennaio 1685 che divenne cardinale nel 1759 e morì il 17 gennaio 1763. Bortolo Belotti nella sua “Storia di Bergamo e dei bergamaschi” ricorda della famiglia Sonzogni alcuni esponenti citati nell’elenco della famosa Compagnia dei Caravana di Genova. All'inizio del 1300, le tristi condizioni sociali del tempo, le guerre di fazione che insanguinavano i nostri paesi, la popolazione decimata dalla peste e dalla carestia oltre che l'opprimente fiscalità dei Visconti di Milano, favorirono l'emigrazione dalle nostre valli. Fu così che alcuni valligiani si trasferirono presso il porto di Genova e improvvisandosi facchini fecero fortuna, conquistando il diritto esclusivo dello scarico di tutte le merci del porto.

La Compagnia dei Caravana già costituita nel 1340 era originariamente sorta per mutuo soccorso verso tutti i lavoratori del porto, poco dopo la sua costituzione il diritto d'appartenenza venne ristretto ai soli lavoratori bergamaschi provenienti dalla Valle Brembana. Con il tempo la Compagnia crebbe d'importanza per onori e privilegi. Afferma il Belotti nella sua "Storia di Bergamo e dei Bergamaschi" che sebbene contrastata, specialmente dai lavoratori genovesi, la corporazione resistette attraverso i secoli, calcolandosi nel '600, che i valligiani, mandassero circa 12.000 ducati all'anno alle loro famiglie. A tal proposito il Mairone da Ponte nel suo Dizionario Odeporico afferma che molte famiglie traevano sussistenza dal porto franco di Genova, essendo proprietari di alcuni posti di Caravana in quel porto. Giacomo invece compare in un elenco di ventiquattro Bastagi che nel 1690 formavano la Compagnia degli scaricatori di porto di Venezia ed al pari dei Caravana, ebbero l’esclusivo servizio di carico e scarico del porto della città lagunare. bNel descrivere lo stato di delinquenza in atto nel XVI secolo, ancora il Belotti, cita l’assassinio avvenuto nel 1531 dell’orefice Bartolomeo Sonzogni. L’abate Luigi già generale comandante dell’artiglieria e visitatore delle piazzaforti veneziane, morì nel 1634. Gio. Battista fu a Zogno sovrintendente delle opere di riparazione dei danni causati dalla piena del Brembo del 22 giugno 1646.

Nel 1676 il tessitore Carlo ottenne il privilegio della fabbricazione di tessuto all’uso di Fiandra. I fratelli Francesco Alessandro, Gio. Paolo e Gioacchino nel 1768 ottennero in feudo dalla Serenissima il Vicariato di Azzano, con le sue pertinenze ed il titolo di conti. Le sorelle nobildonne Teresa e Anna Maria vengono ricordate quali generosr donatrici alla civica biblioteca di Bergamo, degli scritti dell’abate Giovanni Battista Angelini (1690-1767) storico e poeta bergamasco.. Giuseppe fu Podestà di Bergamo nel 1806 al tempo della dominazione napoleonica. Giuseppe Giupponi, autore di una ricerca sulle famiglie bergamasche, afferma che il merito maggiore dei vari rami della famiglia Sonzogni, dipese dalla predisposizione all’attività economica e lavorativa sia come imprenditori, sia come semplici lavoranti. Non esisteva attività lavorativa o commerciale in Valle, che non coinvolgesse direttamente o indirettamente alcuni membri di questo casato.

Ad esempio un nucleo di San Pellegrino, (proveniente dalla località Sussia), venne incluso nella nobiltà veneta per essersi acquistato grande fortuna nella produzione dei panni e della seta. Nel corso della Grande Guerra (1915-1918) perirono i soldati Antonio, Domenico, Giuseppe di Pietro, Giuseppe fu Carlo e Lorenzo di Zogno; Lorenzo e Battista di San Pellegrino; Francesco, Giovan Battista, Lorenzo, Rocco e Vincenzo di Brembilla. Ben dieci furono i soldati caduti di Zogno appartenenti al casato dei Sonzogni, durante il secondo conflitto mondiale (1940-1945). Di San Pellegrino si ricordano: Camillo, Lorenzo, Pietro e Stelio. Di San Giovanni Bianco Gian Battista e Pietro, entrambi dispersi in Russia. Di Ubiale e Sedrina: Mario, Giovanni, Giuseppe e un secondo Mario. Una interessante ricerca di Giuseppe Pesenti sull’evoluzione del cognome dei Sonzogni di Zogno, è stata pubblicata su “Quaderni Brembani” n. 9 del 2011

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