Scuri

ARMA: D’azzurro, a due scuri al naturale, passate in croce di S. Andrea. (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, compilato da G. B. Di Crollalanza. Vol. II, pag. 516).

Scuri CASATA: il cognome Scuri si trova diffuso in numerose zone dell’Italia settentrionale, in particolare in passato era citata in Valle Brembana e fra le maggiori famiglie della Valsassina, dove alcuni suoi esponenti si arricchirono con l’industria ferriera, altri ancora si resero famosi in diverse arti ed esercitando nobili professioni. Diramazioni di questo casato si trovano anche in Valtellina; a Morbegno e a Piagnona. Un importante ramo è presente sin dal basso medioevo a Trabuchello un tempo autonomo, oggi aggregato a Fondra nell’unico Comune di Isola di Fondra Giovanni fu Lamagno di Trabuchello, viene citato in un atto del 1431 del notaio Bonazzolo di Bordogna e nel 1491 in un atto del notaio Francesco Bolis. In un accordo del 14 aprile 1602 per il transito della strada da Valnegra in Val Fondra, fra i firmatari compare Giovanni Giacomo figlio di Giovanni figlio di Lanfranco, quale Console del Comune di Trabuchello.

Numerosi sono i riferimenti ad esponenti di questa famiglia, diffusa quasi esclusivamente in Val Fondra, che risultano impegnati nell0industria mineraria sin dal XV secolo nell’alta Valle, alcuni fra loro vennero ingaggiati, quali abili maestri di forni di fusione, in diverse regioni anche dell’Italia centrale. Il 1° gennaio 1519 Pietro Ambrosioni figlio di Giacomo di Branzi. vendette a Raffaele Scuri figlio di Giacomo di Trabuchello 1 delle 8 parti del forno di ferro di Branzi, con un carbonile, parte degli utensili, attrezzature, diritti e una soma della frera di Cogulo, per la somma di lire imperiali 83 e mezza. In un documento del notaio Bartolomeo di Guarisco Calvi di Piazza del 21 giugno 1555 si stabilì la proprietà della frera di Cogulo sul monte Sasso, che a seguito dei numerosi passaggi di proprietà e suddivisioni, si trovava in quel momento ad essere divisa in 62 some e mezzo. Fra i firmatari che si fecero reciproca garanzia risultano Giacomino e fratelli Scuri, figli di mastro Raffaele di Trabuchello, proprietari di una soma. Il 24 agosto 1563 Giovanni Oberti figlio di Santino, figlio di mastro Lazzaro del Cantone vendette a Giacomino Scuri figlio di Raffaello di Trabuchello, agente anche a nome dei suoi fratelli Gabriele e Giovanni, la terza parte di 2 some della frera di Cogulo con relativa parte di utensili, attrezzature e diritti per 50 lire. Il 24 agosto 1571 mastro Raffaele di Fondra figlio di Bertoletto Tambelino vendette ai già citati fratelli Giovanni e Giacomino Scuri, figli di mastro Raffaele 1 dei 15 capi del forno da ferro di Branzi con relativa parte di utensili, attrezzature e diritti per 120 lire.

Alcuni esponenti di questa casata, abbracciata la vita ecclesiastica, esercitarono il loro ministero sacerdotale nei paesi dell’alta Valle. Don Antonio fu parroco di Fondra dal 1567 al 1575. Don Raffaele di Trabuchello fu parroco del suo paese dal 1648 al 1652, prima era stato parroco di Moio dal 1634. Don Giovanni Battista fu parroco di Piazzolo dal 1769 al 1776. Don Lorenzo nato a Trabuchello il 16 ottobre 1816, dall’ordinazione sino al 18 dicembre 1841 fu Cappellano e viceparroco a Carona oltre che maestro comunale. Fu poi economo spirituale a Grumello Dé Zanchi ed in seguito parroco sino al 1857. Nel periodo in cui fu parroco, fu più volte nominato confessore straordinario delle monache di Zogno e predicatore per molti anni delle medesime. Fu poi nominato vicecancelliere di Curia e contemporaneamente cappellano-coadiutore nella contrada di Sudorno presso la parrochia di Santa Grata inter vites. Fu quindi parroco di Gorle fino alla morte avvenuta nel 1890 e sepolto nel cimitero intercomunale di Pedrengo. Il 22 gennaio 1810 una gigantesca valanga di neve, rovinò su Trabuchello devastando 45 fra case e stalle e provocando 28 vittime delle quali 22 appartenevano al casato Scuri.

Un ramo degli Scuri nel XVIII secolo ebbe dimora anche a Lenna.
Lo storico bergamasco Bortolo Belotti fra i componenti di questa schiatta che maggiormente si illustrarono nel corso dei secoli, ricorda il pittore Enrico, nato a Bergamo il 26 aprile 1806 da famiglia oriunda di Serina. Figlio di Cristoforo e Francesca Maver, iniziò la scuola presso il famoso pittore Giuseppe Diotti a tredici anni, e ben presto dimostrò una grande predisposizione per l’arte pittorica, con alcune opere di ritratto, a lui commissionate dalla famiglia Mariton e con altre che gli diedero rinomanza, come la “Caccia di Bernabò Visconti” (1834), quadro illustrato nella poesia dal poeta bergamasco Pietro Ruggeri d Stabello. A poco più di trent’anni per raccomandazione del Diotti, lo Scuri affrescò la chiesa dell’Incoronata di Lodi (1838-1840) e quando Diotti lasciò la direzione della scuola dell’Accademia Carrara; fu chiamato a sostituirlo, tenendo quell’incarico per quarantaquattro anni, continuando le tradizioni del maestro, ma con carattere personale, fervido di fantasia e pieno di drammaticità, come nelle composizioni sacre. Enrico Scuri eseguì importanti lavori alla chiesa del cimitero di Caravaggio, di Stezzano, di Solza e di S. Alessandro a Milano. L’ultimo grande affresco fu compiuto da lui per la cupola di S. Maria delle Grazie in Bergamo (1863-1868). Artista di varia aspirazione, lo Scuri non trascurò neppure il paesaggio, e lasciò poi bellissimi ritratti fra i quali quello del pittore Pietro Ronzoni (1821), del poeta Ruggeri (1825), del Diotti (1839-1842), dell’esploratore Costantino Beltrami (1860-1861), e i ritratti di se stesso (1856) del musicista Simone Mayr (1874-1875) conservati presso l’Istituto musicale di Bergamo. Lo Scuri morì il 4 maggio 1884, meritatamente onorato dai più illustri rappresentanti della cultura e dell’arte, non soltanto bergamaschi. Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) persero la vita; Angelo classe 1890 di Trabuchello, Rocco di Branzi, Fiore e Giacinto di Pizzino in Val Taleggio e il tenente pilota Silvio di Zogno.

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