Pellegrini

ARMA: d’oro, a un pellegrino al naturale, movente da una terrazza di verde (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane di G.B. di Crollalanza, Vol. 2, pag. 305 e seguenti). D’oro , al pellegrino posto in maestà, la conchiglia sul cappello, vestito di pelliccia, col bordone nella destra e il rosario nella sinistra, il tutto al naturale (Enciclopedia storico-nobiliare italiana di Vittorio Spreti Vol. V, pagg. 232 e 233).

Pellegrini CASATA: questa famiglia si trova documentata in varie città, specialmente dell’Italia settentrionale, anche nelle forme Pellegrino e Pellegrinelli, comunque d’origine comune. Secondo gli storici, tanto il ramo di Verona quanto quelli del Friuli e di Venezia sono una derivazione di quella antichissima omonima di Bergamo. Da remoto tempo venne ascritta al nobile Consiglio della città per ricompensa della devozione dimostrata alla Repubblica veneta sin dal 1433, nella guerra contro i Visconti signori di Milano, investita dal doge Foscari di un feudo in Valle Brembana. L’abate e storico bergamasco G. Battista Angelini, in un elenco dei maggiori esponenti delle fazioni guelfe e ghibelline, ricorda nel 1393 Pezino, capo guelfo della Valle Imagna. Bartolomeo scrittore religioso morto nel 1591, fu autore di testi tra i quali la Sacra Vinea, pubblicata a Brescia nel 1553 e dedicata “Senatui Popoluque Bergomensi”. Nella storia risorgimentale dell’Ottocento fra i patrioti bergamaschi sono ricordati Carlo di Capizzone, affiliato alla “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini e Giacomo d’ Almenno che aiutò Federico Alborghetti nella guerriglia di Palazzago contro gli austriaci. Nello stesso secolo sono ricordati: Astorre, erudito filologo che scrisse di Angelo Maj e delle sue sue principali scoperte letterarie e Luigi, medico che scoprì nel 1851 le acque sulfuree di Ponte Giurino di Berbenno.

Giacomo fu apprezzato poeta dialettale bergamasco vissuto nel XX° secolo. Giuseppe Giupponi in “Cognomi e famiglie delle Valli Brembana e Imagna” ricorda i Pellegrini come gente lavoratrice ed impegnata in diverse attività: come contadini, boscaioli, carbonai, allevatori e muratori; spesso emigrati anche all’estero, specialmente in Francia e sud America. Del ‘900 rievoca le figure dei fratelli Florindo e Renato, rientrati dalla Francia a Capizzone per combattere a fianco dei partigiani assumendo i nomi di battaglia “falce” e “martello”. Attaccati da una squadra di rastrellatori fascisti, furono entrambi catturati (Florindo non volle abbandonare il fratello ferito) e fucilati a Costa Volpino nell’ottobre del 1944. Durante la Grande Guerra (1915-1918) caddero il fante Pietro di Selino; i soldati Carlo di Zogno, Angelo e Agostino di Bedulita, Carlo di Bortolo e Carlo di Giorgio da Brembilla, Paolo e Battista di Capizzone. Nel corso della seconda guerra mondiale (1940-1945) perirono i soldati Alessandro e Giacomo di Brembilla, Michele di Bedulita, Ambrogio e Osvaldo di Capizzone e Antonio di Corna Imagna. Giacomo (1873-1936) è considerato il poeta cantore della Valle Imagna; le sue poesie in vernacolo sono state raccolte in un volume intitolato “Poesie dol Valdimagn” dal Circolo Culturale Valdimagnino a quarant’anni dalla sua morte. Lo storico Padre Paolo Morigia dei Gesuati di San Girolamo (1525-1604), autore prolifico milanese, nel quinto libro della sua opera principale: “La nobiltà di Milano”, ricorda Pellegrino dé Pellegrini (1527-1596), noto anche come Tibaldi Pellegrino, pittore ed architetto di gran fama, già attivo in diverse città italiane, con l’appoggio di Carlo Borromeo, indirizzò maggiormente i suoi interessi e la sua attività nel campo dell’architettura divenendo il principale interprete della riforma teorizzata dal cardinale. Prestò la sua opera in diverse città italiane ma principalmente in Milano dove dal 1567 fu architetto del duomo. Chiamato in Spagna (1586-1596) da Filippo II, fu impegnato nel palazzo dell’Escoriale; tornato a Milano, riprese i lavori alla fabbrica del duomo, interrotti presto dalla morte.

Anche lo storico Gerolamo Borsieri nel “Supplemento della nobiltà di Milano” (1619) al capitolo XVI°, scrivendo degli architetti milanesi afferma essere Pellegrino dé Pellegrini “eccellentissimo in quest’arte per lo studio fatto in Roma sopra i templi antichi. E’ ben vero, che mentre dimorò egli in Milano ammaestrò molti in quella professione e formò i disegni delle chiese di S. Fedele, di S. Sebastiano, di S. Protasio alla Rovere, di S. Raffaele, dello Arcivescovado, dello Scurolo, delle Cantorìe e di quattro altari che sono nel Duomo, della facciata, che hora comincia a farsi, benché questa fosse già stata posta in modello da altri architetti, i quali s’erano accostati al rimanente dell’architettura, che si vede nelle parti laterali e in quella di dietro”. La diramazione dei Pellegrini stabilitasi nel Friuli fin dal 1550, si divise in due rami: uno in San Vito, passato poi a Venezia e l’altro in Spilimbergo. Ambedue furono riconosciuti nobili nel 1697 dal Patriarca di Aquileia. A Venezia si ricorda fra gli altri, il pittore Giovanni Antonio (1675-1741). A Verona vari esponenti di questa famiglia, sotto il dominio dei Della Scala, ebbero importanti incarichi politici e nell’amministrazione pubblica. Tommaso Pellegrini nel 1355 fu da Cangrande Della Scala nominato esecutore testamentario dei suoi figli. In seguito, quando Verona passò al dominio della Serenissima, i Pellegrini nel 1405, furono ascritti al Nobile Consiglio della città. Andrea facendo testamento nel 1429 destinò la cospicua somma di novecento ducati d’oro per la decorazione della cappella famigliare nella chiesa di Sant’Anastasia. Dai duchi di Mantova i Pellegrini ebbero titolo di marchesi e da Papa Pio V furono nominati conti. Ai fratelli Evangelista e Gabriele, il doge Antonio Priuli, con ducale 20 novembre 1620, concesse il titolo di conte, erigendo in contea i loro possedimenti di Manlacqua o Cà dei Capri e la Pellegrina. Nel XVIII secolo, Giuseppe fu maresciallo al servizio dell’impero austriaco; suo fratello Ignazio ricopri grado di colonnello presso il granduca di Toscana. Ad entrambi con sovrana risoluzione del 1819 fu confermata l’antica nobiltà, mentre nel 1820 fu accordato la dignità ed il titolo di conte dell’impero austriaco. Giuseppe Luigi (1718-1799), gesuita, famoso predicatore e letterato, scrisse poesie italiane e latine, oltre che altre opere. Carlo, dopo essersi segnalato nelle lunghe guerre sostenute dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, ebbe dall’imperatore Giuseppe II, il bastone di maresciallo di campo e proclamato magnate d’Ungheria. Originaria di Venezia, una linea fu trapiantata nel XVI secolo a Sebinico in Dalmazia, dove nel 1568 Pietro di Giovanni si segnalò quale chirurgo condotto del Comune.

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