Monaci

ARMA: Troncato; nel 1° d’azzurro alla chiesa al naturale, finestrata di nero, sinestrata da un albereto di verde; nel 2° d’azzurro a tre monti d’argento, accostati, uscenti dalla punta ed accompagnati nei fianchi da due rami di verde posti in palo (Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana, compilata da Vittorio Spreti. Appendice parte seconda, pagina 343).

Monaci CASATA: Antica e nobile stirpe di origine toscana diramata in diverse città e contrade d’ Italia. Le prime notizie di un ramo di essa si trovano nella città di Firenze, dove alcuni fra i suoi membri ricoprirono eminenti cariche politiche: furono per due volte Priori della Signoria nel 1368 e nel 1380. Niccolò ebbe l’importante incarico di Cancelliere della Repubblica Fiorentina nel 1375. Alcuni esponenti di casa Monaci sostennero inoltre, importanti ambascerie per la Repubblica e per i Dieci della Balìa, organo che esercitava in casi speciali le funzioni di Governo provvisorio. Ser Ventura fu inviato ambasciatore a Ferrara il 9 agosto 1344 e Ser Niccolò il 26 febbraio 1349 a Fucecchio e l’11 aprile 1356 in Romagna. Anche nel bergamasco i Monaci prosperarono. In città nel XII secolo esisteva la famiglia de Monaco, che partecipava al governo del Comune. Non sono chiari i legami di questa famiglia con i Monaci che si trovano sin da epoca remota in alta Valle Brembana e più precisamente a Branzi e da qui ad Isola di Fondra. La famiglia è documentata a Branzi sin da epoca molto antica; in un atto del 17 novembre 1427 del notaio Bonomo Damieni, vengono citati: Domenico figlio di Graziolo deo prati Moreschi, Giovanni figlio di Bonolo Balestri, Martino figlio di Almidano detto Bana Monaco di Branzi. Nella storia di questi paesi numerosi sono i riferimenti ai Monaci che esercitarono importanti professioni e ricoprirono incarichi pubblici. Ancor oggi data la presenza di molti omonimi spesso le persone si contraddistinguono con curiosi nomignoli.

Alcuni componenti di questa famiglia esercitarono la nobile professione di notaio e figurano nell’elenco del Collegio notarile di Bergamo: Bernardo compare nel 1631 mentre Giovanni Battista Bartolomeo fu Giacomo è documentato in atti del 1760 e 1770. Di questa casata si ricordano nella bergamasca anche diversi sacerdoti fra i quali: Don Giovan Maria Monaci nativo di Branzi fu ordinato sacerdote intorno al 1640, parroco a Bordogna dal 1645 al 1663 e quindi parroco a Piazzolo dal 1663 al 1693. Don Carlo Giovanni Maria nacque l’8 luglio 1640 a Branzi da Bernardo e Margherita; fu battezzato il giorno seguente ed ebbe come padrini Don Giacomo Barbaglio prevosto di Almenno ed Elisabetta Fonolini.

Il 20 marzo 1664 Don Giovanni Maria fu Cristoforo Monaci di Branzi, parroco di Piazzolo suo zio paterno, gli costituì il patrimonio ecclesiastico mentre era accolito e si trovava a Milano per studi; un molino con una ruota, un follo da panno, una pesta da biade ed una casa dove si faceva la confetturia di corami di diversi corpi, con il forno da pane, nella contrada dei Monaci di Branzi. Negli atti egli viene indicato come abitante da alcuni anni nella parrocchia di Pignolo. Le date delle ordinazioni non ci sono note, per una mancanza del registro. Anteriormente al 1673 conseguì la laurea in Sacra Teologia. Fu Arciprete di San Martino oltre la Goggia dall’aprile del 1673 sino al 1718 e Vicario Foraneo dal 1681 al 1718. Si fece dipingere un pregevole ritratto ad olio su tela ancor oggi conservato nella sacrestia della chiesa di San Martino. Nella lettera che tiene con la mano destra si legge: (Al Molt) Ill.stre e Molt R.° Sig.r Col.mo | Sig. Carlo Monaci Arcipr | S. Martino. Spese ingenti somme nella costruzione della chiesa arcipresbiterale e nella canonica. Nella chiesa parrocchiale fece realizzare importanti opere d’arte ad Andrea Fantoni. Spirò carico di meriti e di anni il 4 maggio 1718, dopo lunga infermità.

Il successore lo definì huomo di tutta integrità, zelo, liberalità e molto benemerito di questa chiesa. e cita le molte spesefatte nella fabbrica della chiesa e della canonica. Durante il suo ministero sacerdotale a San Martino avvenne la traslazione in quella chiesa della reliquia con il corpo di San Vittore. Essa venne donata il 15 febbraio 1684 da Fra Giuseppe Eusanio Aquilano O.H.S.A. vescovo di Porfirio e consegnata al nobile Padre Cirillo Rossi O.F.M.Cap. con licenza di tenerlo per sè o donarlo ad altri, di portarlo fuori da Roma e di esporlo alla venerazione in qualsiasi chiesa. La reliquia era stata estratta dal cimitero di Calepodio, verificata ed approvata dalla sacra congregazione per le Indulgenze e le Sacre Reliquie e ben chiusa in una capsula lignea coperta da carta dipinta, legata con seta rossa e segnata con il sigillo del vescovo Aquilano. L’8 agosto 1691 costui lo donò al Dottor Don Marsilio Sonzogni prevosto di Trescore (1688-1735) con facoltà di tenerlo per se o di donarlo ad altri. Costui infatti lo donò all’arciprete Don Carlo Monaci. Lo stesso giorno il Canonico Giacomo Mozzi provicario generale su richiesta di Pietro di Nicola Panigoni che chiedeva su mandato dell’arciprete, lo sigillò con i sigilli del vescovo Monsignor Daniele Giustiniani (1664-1697). Il corpo si trova ancor’oggi al di sotto della mensa dell’altare maggiore, nel vano delle reliquie entro un’urna in legno intagliato e dorato, secolo XVII. Don Giacomo Maria nato a Branzi fu ordinato sacerdote intorno alla metà del XVIII secolo. Don Cristoforo è documentato nel 1764 parroco di Piazzolo e poi parroco di Branzi dal 1775 al 1784. Don Carlo nato a Branzi, ordinato sacerdote sulla fine del ‘700, fu parroco di Branzi dal 1806 al 1814. Fra i Caduti della prima Guerra Mondiale (1915-1918) si ricordano a Trabuchello Giovanni di Damiano, Benigno di Giovanni e Aquilino fu Ferdinando; mentre a Branzi; Angelo di Giuseppe, Antonio di Antonio, Antonio fu Battista, Ambrogio di Candido, Aquilino fu Ferdinando, Battista fu Battista, Lodovico di Giuseppe e Rocco di Domenico.

Monaci Santo di Giuseppe Caporale del 219 Reggimento Fanteria, venne decorato con medaglia di bronzo nel 1916 per il suo eroico comportamento al fronte, mentre a Fortunato di Bortolo caporale del Genio, Giuseppe di Giuseppe Caporal Maggiore del 5° Reggimento Alpini ed un suo omonimo Giuseppe di Giuseppe Caporale del 5° Reggimento Alpini venne concessa la Croce di Guerra. Giuseppe (1894-1980) quando si costituì il Gruppo Alpini Alta Valle Brembana, ricoprì nel 1931 l’incarico di Fiduciario per i paesi di Branzi, Trabuchello, Valleve e Foppolo; successivamente divenne Capo Gruppo degli Alpini di Branzi e per diversi anni guidò il Gruppo con grande passione alpina. Fra i Caduti del secondo conflitto mondiale (1940-1945) si ricorda a Trabuchello Gottardo, mentre a Branzi si ricordano: Antonio, Battista, Ferruccio e Franco dichiarato disperso.

Per ulteriori informazioni o stemmi in originale contattare: Roberto Boffelli