Mocchi

ARMA: Semitroncato partito: nel 1° losangato in palo da 6 trinciature ed altrettante tagliature di verde e d’argento, nel 2° d’argento alla torre al naturale; nel 3° d’azzurro al leone d’oro. (Dall’arma affrescata nella casa Mocchi di Lenna).

Mocchi CASATA: Diramazioni di questa famiglia si trovano oltre che nella bergamasca anche in provincia di Pavia. Già il 19 agosto 1356 è documentato Bonolo fu Bonzanno dè Mocho della città di Bergamo. Pare che il luogo d’origine della casata sia Villa D’Almè; Diego e Osvaldo Gimondi in “Villa d’Almè” ne documentano la presenza in quel territorio sin da tempi remoti. Il 5 novembre 1396 Simone detto Mocco da Bruntino, console di Villa d’Almè, compare unitamente ai figli Tomasino e Giovanni. In documenti dei secoli successivi, vengono citati numerosi Mocchi. Sul finire del XVII secolo una diramazione della famiglia pose la propria residenza a Lenna, nell’alta Valle Brembana, dove ebbe parte attiva nella storia di quel paese; i Mocchi ebbero però sempre una doppia abitazione anche a Villa d’Almè. Bernardino ricoprì svariati incarichi amministrativi in luoghi pii quali ad esempio: la Confraternita dei Morti di San Martino e la Deputazione alle cause pie dell’Oltre Goggia nel 1796 e nel 1797. Nel 1796 acquistò dagli eredi Marconi dè Maffeis di Zogno “l’officio e l’arte del corriere”, una delle 32 “correrie” dette di S. Marco, istituite dal governo della Serenissima, delle quali le più famose furono quelle della famiglia Tasso del Cornello. Secondo altri la famiglia Mocchi ebbe ai tempi del doge Marin Faliero il servizio lungo la Priula verso la Svizzera e mantenne la concessione sino all’unità d’Italia alla quale subentrarono poi i Gervasoni di Lenna. Il fratello di Bernardino don Francesco (1756-1817) fu arciprete di San Martino dal 1796 sino a 1817, in uno dei periodi storici più difficili, quello del dominio francese e della restaurazione. Fu delegato speciale per il culto, nel 1815 fece redigere un suo cabreo dei beni di Villa d’Almè composto da ben trentatré tavole, a dimostrazione nel vasto patrimonio che egli possedeva in quel Comune.

Onesta (1770-1840), in esecuzione della volontà dell’arciprete, fece realizzare la cappella della Madonna della Mercede, posta all’ingresso del paese di Lenna sulla destra vicino al fiume. Nel 1947 l’Oratori,o ormai ridotto in rovina su richiesta della famiglia venne ridotto ad uso profano e poi demolito. Le suppellettili in esso conservate, compresi due antiche tele, vennero donate alla parrocchia ed oggi conservate nel santuario della Madonna della Cultura Lucia (1773-1852), con testamento redatto nel 1840, lasciò disposizioni per la creazione di una cappellania. Tomaso (1789-1868) avvocato e notaio, viene documentato quale anziano comunale del Comune di Piazza ed uniti, che all’epoca comprendeva anche Lenna; venne nominato Sindaco, rimanendo in carica sino al 1816. Di lui si conserva una vasta documentazione di atti notarili redatti fra il 1815 ed il 1868 nella zona di Lenna, Piazza e Branzi. Suo figlio Bernardo (1826-1887), compiuti gli studi presso il collegio di Celana, divenne avvocato e notaio, la sua professione viene documentata con numerosi atti rogati fra il 1867 ed il 1887. Ricoprì per vari anni la carica di vicepretore di Piazza. I fratelli Francesco Maria (1820-1884, Bernardino ((1826-1887) e Pietro (1828-1892), si attivarono nei moti rivoluzionari del 1849. Il dottor Francesco Maria il 31 luglio 1847 venne nominato medico condotto di Piazza Brembana, Lenna, Valnegra e Moio dè Calvi, fu membro della commissione per la ricostruzione della chiesa parrocchiale di San Martino e per vari anni Giudice Conciliatore. Il dottor Pietro partecipò alla battaglia di Custoza con la Croce Rossa, il 16 maggio 1868 venne nominato medico condotto di Piazza Brembana, Lenna, Valnega e Moio dè Calvi, confermato nel 1879, mantenne l’incarico sino a poco prima della morte avvenuta il 6 novembre 1892.

Bernardino (1886-1920), conclusi gli studi universitari, partecipò alla prima guerra mondiale con il grado sottotenente di Fanteria, si distinse per il suo coraggio sul campo di battaglia e venne decorato con due medaglie di bronzo. Morì nel Brembo il 22 gennaio 1920 presso il ponte di Lenna Il dottor Tomaso (1873-1930), frequentò l’università di Bologna e fu allievo del poeta Giosuè Carducci, docente presso quell’ateneo, poi si laureò nel 1901 presso l’università di Perugia. Nel 1903 aprì a Lenna una farmacia detta di San Martino posta al primo piano della propria abitazione, che gestì per lunghi anni e chiuse con la sua morte avvenuta nel 1930. Fu sindaco del Comune di Lenna dal 1902 al 1923 e rivestì numerosi incarichi; fu fra l’altro membro del Consiglio Amministrativo del Patronato degli orfani di guerra, promotore della costruzione dell’asilo infantile di Lenna e membro del comitato promotore per il prolungamento della ferrovia da San Giovanni Bianco a Piazza Brembana. Fu anche fotografo dilettante, e fra l’altro nel 1903 sull’opuscolo “L’Alta Valle Brembana” scrisse un interessante articolo: “L’industria del ferro in Alta Valle Brembana”. Nel 1914 venne nominato Cavaliere della Corona d’Italia. Suo figlio dottor Franco, nato a Lenna, dove trascorse tutta la sua esistenza, dal 1941 sino a pochi mesi prima della morte, avvenuta il 30 gennaio 1976, fu medico condotto del Consorzio dei Comuni di Olmo al Brembo, Piazzolo, Mezzoldo e Piazzatorre Il dottor Domenico (1876-1943) figlio di Pietro e cugino di Bortolo Belotti, nato e residente a Piazza, dove il padre si era trasferito, partecipò alla prima guerra mondiale e venne promosso al grado di capitano medico per meriti di guerra in considerazione della sua dedizione ai soldati feriti. Nel 1916 ricevette un encomio solenne, venne decorato con la Croce di guerra e venne nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Dopo il periodo bellico, stabilitosi a Piazza Brembana, esercitò con passione la professione di medico in alta Valle, meditandosi la stima e l’apprezzamento dei valligiani. Fu Presidente della Sezione Mandamentale dei Combattenti e morì il 9 agosto 1943. Ebbe tre figli Maddalena (1927), Tommaso (1931-1989) e Pier Augusto (1929-1981) che, seguendo l’esempio del padre esercitò a lungo la professione di odontotecnico sia nella casa paterna di Piazza Brembana, sia a Villa d’Almè dove aveva posto la sua residenza.

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