Milesi

ARMA: D'azzurro alla colonna d'argento, cimata da un uccello dello stesso, ed accollata da due rami di vite verde ed accostata da due leoni d'oro affrontati e controrampanti; colla campagna di rosso, caricata di tre sbarre d'oro. (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane di G.B. Di Crollalanza Vol. 3° Pag.267).

Milesi CASATA: E’ fra le famiglie più diffuse della bergamasca, documentata da tempi remoti; secondo qualcuno il cognome deriverebbe dal latino “miles”, cioè milite o soldato; secondo altri pare possa derivare dalla provincia Melense in Francia, un’altra ipotesi farebbe discendere i Milesi dalla famiglia Mili di Bordogna, un ramo dei più antichi Fondra. Nelle “Antiquitates Bergomi” di Giuseppe Girolamo Ercole Mozzi (1697-1777) sono citati numerosi esponenti di questa famiglia fra i quali: il 18 giugno 1364 Alcherio fu Bonetto di Bordogna, il 27 maggio 1434 Recuperato, Venturino e Giovanni Oprandino eredi di Bordogno fu Oprandino di Baresi, l’8 settembre 1434 Bombello detto Bombellaccio fu Zanino figlio di Martino di Baresi, il 4 febbraio 1457 Bordogno fu Alberto di Bordogna. Numerosi componenti di questa famiglia dimoranti in alta Valle Brembana, risultano impegnati nell’attività mineraria sin dal XVI secolo; alcuni fra essi vennero ingaggiati quali abili maestri di forni di fusione anche in diverse regioni dell’Italia centrale. 16 ottobre 1637: mastro Bortoletto fu Martino di Capovalle, agente anche a nome di suo fratello Giacomo e di Giorgio Bessalia fu Giovannino di Caprile di Capovalle, promise a mastro Cristoforo Fondra fu Bernardo Mutta di Bordogna, abitante a Brescia, di scavare e di consegnare sul piazzale della frera di Scazio 12 masse di vena di ferro entro la successiva festa di S. Pietro concordando 32 lire imperiali per massa. 10 giugno 1623: Simone di Giovanni Giacomo del Ronco(bello) vendette a Giovanni Geneletto Codussi di Lenna un carbonile sito presso il forno di ferro di Lenna con tutti i suoi dirutti. 21 marzo 1673: si dice che in passato i fratelli Giovanni Pietro, Ambrogio e Ventura Milesi fu Antonio del Ronco, avevano venduto la fucina grossa di Piazza (Brembana) ad alcuni uomini di Lenna.

14 ottobre 1699: il notaio Giacomo Calegari fu Santo di Valnegra, anche a nome di suo fratello, vendette ad Antonio Milesi del Ronco una fucina sita a Piazza, con utensili ed attrezzatura. Diversi esponenti di questa casata originari dell’alta Valle abbracciarono la vita religiosa ed esercitarono il loro ministero sacerdotale nella stessa zona: Pasino di Bordogna fu parroco del suo paese dal 1506 al 1536, quindi a Ronco dal 1538 al 1548, anno in cui gli succedette don Aurelio sino al 1560. Don Domenico fu parroco di Piazzolo dal 1694 al 1737, don Marco fu parroco di Cassiglio dal 1713 al 1763, don Antonio fu parroco di Trabuchello dal 1709 al 1713, quindi a Baresi sino al 1750. Don Pietro Pasino fu parroco di Trabuchello dal 1730. Furono parroci di Ronco(bello): don Carlo dal 1658 al 1710, don Marco nel 1715 e don Giuseppe Carlo dal 1762 al al 1813. Don Carlo Domenico fu parroco di Carona dal 1738 al 1765, Don Carlo di Ronco(bello) fu parroco di Foppolo dal 1752 al 1766, quindi a Trabuchello sino al 1792. Don Giuseppe nativo di Cassiglio, fu arciprete di Santa Brigida dal 1809 al 1838, don Angelo fu parroco di Cassiglio dal 1891 al 1896, don Francesco fu parroco di Fondra dal 1900 al 1909 e don Antonio di Valtorta era parroco di Foppolo nel 1911. Mastro Martino fu Bertoletto di Baresi nel 1501, insieme con mastro Zanola fu Zambone Calegari di Valnegra, ricostruì la chiesa di Branzi. Mastro Luca fu Martino Milesi di Ronco, nel 1526 costruì la cappella di San Rocco a Bordogna. Domenico, fu delegato dai Sindaci della Valle Brembana per rendere omaggio all'Imperatore d'Austria Francesco I, giunto a Milano nel 1816 in visita al Regno Lombardo Veneto. Nei dintorni di San Giovanni Bianco, i Milesi furono numerosi: già nel 1498 erano documentati a Oneta e San Pietro D’Orzio; nel 1517 a San Gallo, nel 1522 ad Alino, nel 1531 alla Costa dè Lupi, nel 1547 sono citati a Cornalita. Nel 1560 si trovano esponenti di questa famiglia sia alla Roncaglia fuori che alla Roncaglia dentro e ben tre fratelli residenti in quest’ultima, risultano inclusi nella “nota” compilata il 4 luglio 1562, contenente i nominativi dei “guastatori” che dovevano essere impiegati nella costruzione della cinta muraria di Bergamo.

Fra i personaggi più illustri si ricordano: Marco che fu Corriere veneto e Notaio, egli risiedeva a Vicenza, ma nel 1711 si fece costruire una signorile dimora alla frazione Palazzo in San Pietro D'Orzio, in Valle Brembana da dove aveva origine, e dove morì ricchissimo intorno al 1745 Secondo alcuni storici da questo ceppo ebbe origine Francesco Maria, che divenne Vescovo di Vigevano e poi Patriarca di Venezia dal 1815 al 1819 anno in cui morì. I suoi resti mortali, dal luogo della primitiva sepoltura, vennero traslati nel 1957, per disposizione dell’allora card. Roncalli, nella cripta di San Marco, dove riposano tuttora. Il frate cappuccino Luca, classe 1924, scelta la via della missione, fu nominato nunzio apostolico all’Asmara e Vescovo-Eparca di Barentù in Eritrea (1995-2001). Furono parroci di San Giovanni Bianco: don Giov. Maria (1709 -1734), don Cristoforo (1734 -1759), don Martino (1780 -1821), don Adamo da Roncobello 1879 -1903). Furono Sindaci di San Giovanni Bianco: Giacomo (1895 -1898), Giovanni (1920 -1921). Don Antonio Milesi di San Pellegrino, più noto con lo pseudonimo di Dami, prete e comandante della brigata partigiana Valbrembo, delle Fiamme Verdi, appostata sul monte Ubione negli anni 1943-45, fu curato dell’oratorio di Villa d’Almè e mrì parroco di Cepino Imagna. Fra i Caduti della Grande Guerra si ricordano a Roncobello: Camillo di Serafino, Carlo di Giovanni, Luigi di Damasco, Paolo fu Giovanni. Ad Ornica: Ambrogio di Luigi, Camillo di Maurizio e Giovanni fu Pietro. A Cassiglio Antonio fu Antonio, Geremia fu Pietro e Giovanni fu Pietro. A Valtorta Antonio e Domenico. A Brembilla: i fratelli Antonio e Giuseppe. Nel corso della seconda guerra mondiale persero la vita: Camillo di Eugenio, Giosuè di Battista, Luigi di Fermo e Domenico di Meschino di Roncobello. Di Ornica ne perirono ben sei: Ambrogio, Carlo, Guido, Giuseppe, Carlo e Ambrogio. Di Valtorta Giacomo e Domenico. A San Giovanni Bianco caddero di questa famiglia ben sette soldati nel primo conflitto mondiale e nove nella seconda guerra. A San Pellegrino sono ricordati nel tempio votivo Angelo, Palmino, Nicola, Giovanni e Geremia (grande Guerra); Luigi, Battista, Mario, Pellegrino, Angelo e Battista (Seconda guerra mondiale). Antonio, di Bergamo, figlio di Sebastiano, viene ricordato come valente pittore del XVI secolo, abitante nella Vicinìa di San Michele. L'avvocato Martino, fu fra i primi e più arditi ad iniziare i moti rivoluzionari nella provincia di Bergamo al seguito di Gabriele Camozzi nel 1849.

Anche Enrico Alessandro, viene citato quale patriota bergamasco al tempo della dominazione austriaca e Cipriano, dell'Alta Valle Brembana, esule a Lugano, fu corrispondente di Gabriele Camozzi (1850). Gerolamo, di Bergamo, garibaldino, combattè valorosamente al seguito di Garibaldi nella spedizione dei Mille (1836-1916). Sereno, (1821-1904), ingegnere del Genio Civile nei più alti gradi, legò il suo nome alle opere di sitemazione del porto di Napoli. Da Bergamo si trasferì questa stirpe anche a Roma, dove tra i tanti vengono ricordati Giovanni Antonio, nato a Bergamo nel 1479 e morto a Roma nel 1565 che ebbe con i suoi discendenti sepoltura nella chiesa di Sant'Agostino.

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