Mascheroni - Olmo

ARMA: Spaccato; nel 1° d’argento, ad un mastio rotondo di rosso, aperto di nero e merlato alla ghibellina, cimato a sinistra da una banderuola; nel 2° bandato d’argento e di rosso (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane di G.B. di Crollalanza, Vol. 3°, Pag. 265).

Mascheroni - Olmo CASATA: Capostipite della famiglia Mascheroni o Mascaroni dell’Olmo è ritenuto certo Mascaro o Mascarone vissuto nella zona di Olmo al Brembo, nell’alta Valle Brembana all’inizio del XIII secolo. Successivamente i suoi discendenti si differenziarono nella duplice definizione del cognome, mantenendolo spesso doppio soltanto negli atti ufficiali. La famiglia fu proprietaria di vasti possedimenti nella zona oggi divisa fra i comuni di Olmo, Piazzatorre e Piazzolo; la tradizione locale che essa detenesse un diritto feudale, non viene confermata da documenti. Il primo Mascheroni, che appare in un documento del 28 luglio 1330, Martino fu Giacomo, è soprannominato Donzello, altri sono notai ed il prefisso nobiliare comincia ad essere attribuito a parte di essi soltanto in un documento del 1562. Gran parte delle proprietà boschive di Piazzatorre apparteneva ai Mascheroni, come è confermato da un atto del 22 gennaio 1473 rogato dal notaio Simone fu Bonetto dei Donati di Piazza, nel quale fra l’altro è stabilito il diritto di servitù di legantico a favore della popolazione locale. Con atto stipulato il 27 gennaio 1562, rogato dal notaio Altobelli Pezzi di Averara ed ultimato da suo figlio Bartolomeo presso S. Michele dell’Arco a Bergamo, si diede inizio alla “Proprietà collettiva di Piazzatorre”.

I nobili Mascharoni dell’Olmo, la maggior parte intervenuti di persona, altri rappresentati da qualcuno degli intervenuti, oltre che una Misericordia dell’Olmo, cedettero ai sindaci del Comune e agli uomini di Piazzatorre, ogni diritto di azione loro spettante su tutti i boschi giacenti entro i confini indicati nel documento, cioè una cospicua parte del territorio. A corrispettivo i sindaci del Comune, gli uomini e i vicini di Piazzatorre versarono la somma complessiva di 11.340 lire imperiali. Appartennero a questa stirpe anche i celebri Viviano e Merino dell’Olmo, padre e figlio, fra i principali capi della fazione guelfa di Bergamo nel XIV secolo, che almeno dal 1350 ebbero un importante castello ad Endenna, nella zona di Malpasso, che spesso divenne il quartier generale di quella fazione. Merino dalle cronache del suo tempo viene definito vigoroso, intelligente ed abilissimo. Castello Castelli nel suo Chronicon Bergomane guelpho-ghibellinum inizia la cronaca l’11 maggio 1378 con l’assedio del castello di S. Lorenzo di Rovetta da parte dei guelfi capitanati proprio da Merino. Nel maggio 1385 Viviano, figlio di Merino, promise solennemente di obbedire al nuovo duca di Milano Gian Galeazzo Visconti e di non offendere ne persone, ne beni dei ghibellini. Il 19 settembre 1392 compare fra i capi della fazione guelfa convocati a Pavia dal duca di Milano per firmare una pace con gli esponenti della fazione ghibellina con una penale di tremila fiorini per chi non l’avesse rispettata.

Giovanni, notaio vissuto nel XV secolo, nel settembre 1403 attestò un giuramento pubblico con il quale quaranta guelfi di Bergamo mutarono la loro fede politica, facendosi guelfi. Crotto fu fra i sostenitori del Malatesta nel 1408 e Tonolo dei Veneziani nel 1433, mentre Giuseppe nel 1439 fu rappresentante dell’Oltre Goggia presso la Serenissima. Il dottor Giovanni Battista fu nel 1701 capo delle truppe di Val Brembana, Valle Imagna e Val San Martino. Numerosi esponenti di questa famiglia esercitarono la professione notarile: oltre a Giovanni, Abele fu Antonio fra il 1524 e il 1566, Antonio fu Bono intorno al 1540, Antonio fu Gasparino fra il 1505 e il 1506, Valerio fu Abele tra il 15656 e il 1604 e Bernardo fu Valerio tra il 1578 e il 1630, tutti di Olmo al Brembo. Fra i pittori che acquisirono fama, va ricordato Matteo nato a Olmo sul finire del XV secolo e trasferitosi a Venezia insieme al padre Raffaele; la sua attività nella città lagunare è documentata tra il 1535 e il 1546. Gian Paolo Olmo o Lolmo (1550-1593) poeta e pittore, dipinse numerose pale d’altare fra le quali quella raffigurante la Vergine in gloria con i santi Rocco e Sebastiano, a lui commissionata dalla città, per voto fatto in occasione della pestilenza del 1578. Marco Olmo (1683-1753) pittore mandato ad apprendere l’arte a Bologna presso la scuola di Giuseppe del Sole, tornato in patria si fece apprezzare specialmente per la pittura sacra. Fra gli esponenti di questa casata emerge per importanza l’abate Lorenzo Mascheroni matematico e poeta insigne, nato a Castagneta presso Bergamo alta il 13 maggio 1750 da Giovanni Paolo e da Maria Ceribelli, ma di origine valbrembanin. Infatti per quanto riguarda i suoi avi è documentato che da un Paolo il 16 gennaio 1643 nacque a Olmo Giovanni Battista, il quale a sua volta ebbe il 12 aprile 1678 da certa Lucia, un figlio di nome Giovanni. Questi che fin dall’infanzia passò a Venezia, il 16 dicembre 1710 sposò a Olmo Francesca Maisis di Piazzatorre, dalla quale il 2 novembre 1720 ebbe appunto Giovanni Paolo. Lorenzo compì i suoi studi in Seminario, dove poi insegnò umane lettere dal 1768 al 1773; successivamente passò nelle scuole pubbliche del Collegio Mariano, dove si fece conoscere come poeta e si applicò allo studio delle scienze, facendosi apprezzare a tal puntoche nel 1786 gli venne affidato l’insegnamento di matematica all’università di Pavia. Nel 1797 fu chiamato a far parte del corpo legislativo della Repubblica Cisalpina. Colpito da grave malattia, morì il 14 luglio 1800 a soli cinquant’anni. Grande poeta e scienzato, fu definito uno dei più potenti ingegni che raramente si incontrano nella storia. Lorenzo, nipote del poeta nato nel 1754, impiegato presso l’ufficio provinciale delle costruzioni pubbliche, fu un convinto patriota e fu condannato a morte nel 1849 durante i moti antiaustriaci, anche se fu poi liberato. Don Gaetano di Averara fu parroco di Ornica dal 1759 al 1768.

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