Gritti

ARMA: D'azzurro, alla fascia d'oro; con due chiavi d'argento, incatenate dello stesso, passate in croce di S. Andrea, cogli ingegni in alto, ed attraversanti sul tutto, accompagnate da tre rose d'argento, una in alto, e le altre due sotto la fascia negli angoli (Dizionario storico- blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, compilato da G. B. Di Crollalanza. Vol. 3° Pag. 246).

Gritti CASATA: l'origine di questa famiglia è antichissima. Narrano le cronache che un certo Salvino, illustre e ricco cittadino di Bergamo, stanco delle continue discordie fra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini, abbandonò con la famiglia la città per portare la sua dimora su di un monte che in seguito fu chiamato Selvino. A. Mandelli ne "Personaggi Alzanesi", afferma che Salvino si trasferì su quel monte non più tardi del 1002, fabbricò case e alzò una torre e sul vicino monte Podona eresse un castello, del quale agli inizi del secolo scorso, si vedevano ancora le fondamenta. Due secoli dopo i suoi discendenti Gherardo, Bonomo, Grazio e Pizzino chiesero ed ottennero dalle autorità cittadine di riconoscere a Selvino il titolo di Borgo e autorizzare gli abitanti e i loro discendenti a godere dei diritti di cittadinanza. Le terre vennero assegnate in feudo ai discendenti di Salvino e questo dominio venne in seguito confermato e riconosciuto da Vescovi e Imperatori. Da Selvino i Gritti si sparsero, in altri paesi sia della Valle Seriana che Brembana. I Gritti di Alzano e di Nese discesero direttamente da Selvino, abitando prima nella contrada di Brumano.

I nobili Gritti Morlacchi provengono da Endenna; non si sà quando abbiano aggiunto il secondo cognome. Il primo che se ne conosca con tale cognome è un certo Alberto d'Endenna che viveva nel 1437. I Gritti Morlacchi, notai e giureconsulti per secolare tradizione famigliare, seguendo l'esempio di altre facoltose famiglie, nel XVIII° secolo si misero a negoziare e produrre sete, accrescendo in tal modo il loro già cospicuo patrimonio. Con Ducale 19 Agosto 1740, Antonio Maria figlio di Lodovico, ottenne dal Senato della Serenissima il titolo di conte di Selvino, ma lo stesso concessionario morì senza prole ed il titolo si estinse con lui. Umberto I° re d'Italia, con decreto 6 Giugno 1895 rinnovò tale titolo per ordine di primogenitura a Carlo Gritti Morlacchi figlio di Nicola, nato ad Alzano il 21 Novembre 1833. Il ramo di questa famiglia dimorante in Alzano, si estinse verso la metà del secolo scorso con il conte Bonifacio, morto senza figli maschi; egli era fratello del Vescovo di Bergamo Carlo Maria. Molti esponenti della famiglia Gritti si resero illustri nel corso dei secoli, occupando posti di prim'ordine nell'amministrazione pubblica, altri furono validi artisti, altri ancora ferventi patrioti. Bortolo Belotti nella sua "Storia di Bergamo e dei bergamaschi" ricorda: Andrea, Podestà di Bergamo e Provveditore veneziano, Bernardo, Podestà di Bergamo e Gio. Francesco, Capitano di Bergamo tutti vissuti tra il XV°e XVI° secolo.

Daniele, (1797-1871) frate e poeta, Giacomo (1819-1891) pittore, Enrico letterato del XIX° - XX° secolo, Angelo, scultore del XX° secolo. Emilio e Paolo combatterono valorosamente al seguito di Garibaldi nella spedizione dei Mille, rimanendo entrambi feriti, il primo nella battaglia di Palermo il secondo nella battaglia di Calatafimi. Carlo Gritti Morlacchi nacque il 24 Dicembre 1777 ad Alzano Maggiore da Antonio e Laura Agnelli, iniziò i suoi primi studi nel collegio di Merate con i padri Somaschi, per proseguire in Bergamo gli studi di filosofia e teologia. Stimato come grande oratore, fu professore di diritto canonico e civile nel Seminario di Bergamo, eletto Canonico della Cattedrale e quindi prevosto di S. Alessandro in Colonna. Nel 1830 fu nominato Vescovo di Bergamo sino al 1852 anno della sua morte; fu amatissimo dalla popolazione, prelato di animo aperto e liberale, resse la diocesi in un travagliato periodo storico, dimostrando la propria avversione al governo Austriaco. Ad Alzano, dove la famiglia contava antenati sin dal 1500, la sorella del Vescovo, Paolina Gritti Morlacchi, continuò a tener alto il nome del casato anche dopo la morte del fratello, facendo della sua casa luogo di incontro di letterati e poeti, dilettandosi ella pure di comporre poesie. Un ramo della famiglia Gritti è documentato intorno al ‘700 a Miragolo di Zogno, si resero famosi per la bravura nel costruire con arte, orologi per torri e chiese. Nel corso della guerra di Libia (1911-1912) cadde il soldato Martino di Rota Dentro. Il nucleo dei Gritti di Bracca, che crebbe fra il settecento e l’Ottocento, diede alla patria due Caduti nella Grande Guerra (1915-1918): Angelo e Battista; mentre durante la Seconda Guerra mondiale (1940-1945) Mario e Francesco. San Giovanni Bianco ricorda il sergente Angelo, morto in Germania e Zogno i giovani: Giorgio (di Spino), Giuseppe (di Miragolo) e Antonio (di Endenna). Valsecca ricorda invece Pietro e Martino, entrambi dispersi in Russia durante la disastrosa ritirata dell’inverno 1943.

A Venezia questa famiglia fu annoverata sin dai primi tempi della Repubblica fra le famiglie patrizie. Andrea, fu Doge nel 1533, egli è raffigurato in un ritratto del Tiziano conservato a Washington; suo figlio Luigi, fu Vescovo di Adria e consigliere di re Giovanni d'Ungheria. Gli imperatori d'Austria riconobbero l'antica nobiltà della famiglia Gritti, di cui un ramo era stato investito del feudo di Zumelle nel 1720. L'imperatore Francesco I° con sovrana risoluzione del 1819, le concesse la dignità e il titolo di conti dell'impero austriaco.



Per ulteriori informazioni o stemmi in originale contattare: Roberto Boffelli