Goglio

Arma: D’azzurro al leone passante al naturale (o d’oro) su di una pianura di verde, alla pianta al naturale (Ama conforme a quella riprodotta al n. 1032 di pag. 34 dello Stemmario Camozzi, manoscritto conservato presso la biblioteca civica A. Maj di Bergamo).

Goglio Casata: al presente non esistono documenti che testimonino un legame tra la famiglia Goglio ed il paese di Valgoglio (toponimo originato dal torrente Goglio), anche se a questo potrebbe far pensare la presenza di alcune famiglie con questo cognome sia nella Val Fondra, sia in Valsecca, confinanti con la Val Seriana; molte volte infatti, il nome del luogo di provenienza ha determinato origine ad alcuni cognomi. La famiglia Goglio alternata nella forma Golio, compare nella zona di Santa Brigida sin dal XVI secolo; ad esempio in un atto del 30 ottobre 1676, relativo alla miniera, sita nel monte Parisolo sopra Cusio, si afferma che la stessa era di ragione degli eredi del defunto Giovanni Goglio di Muggiasca. Presso la chiesa parrocchiale di Santa Brigida si può ammirare un quadro, alla base del quale è riportato lo stemma della famiglia dei donatori Goglio.

Alcuni esponenti di questa casata ricoprirono importanti incarichi nel campo amministrativo locale; furono Vicari di Averara Giovanni Carlo nel 1697 e nel 1709 e Carlo nel 1713. Nella seconda metà dell’Ottocento Andrea fu sindaco di Santa Brigida dal 1866 al 1870 e dal 1890 al 1895; Bernardo fu sindaco di Averara mentre Giovanni Battista fu assessore; Giuseppe fu assessore di Olmo al Brembo. Fra coloro che esercitarono l’importante professione notarile risultano Giovanni Andrea figlio di Giovanni, che rogò atti nella zona di Santa Brigida ed Averara fra il 1711 ed il 1751 e Giovanni Alessio fu Giovanni Andrea, attivo nei dintorni di Santa Brigida fra il 1785 el il 1828; il cui segno di tabellionato riporta lo stemma di famiglia. Diversi furono coloro che intrapresa la vita ecclesiastica, esercitarono il ministero sacerdotale nella zona: don Bernardo, risulta Cappellano di Santa Brigida nel 1695, morì a 73 anni il 12 marzo 1711 e venne sepolto nella chiesa di Santa Brigida. Don Gian Andrea, viceparroco di Santa Brigida battezzava in quella parrocchia dal 1774 al 1777. Don Giovanni Battista figlio di Bernardo Alessio, divenuto sacerdote nel 1751, dopo aver compiuto gli studi a Bergamo, abitava nella casa paterna di Santa Brigida, celebrava nella parrocchiale di San Giacomo di Averara come supplente della cappellania Maffeis-Muttoni. Don Giovanni Andrea nato a Muggiasca da Giovanni e Margherita Regazzoni, fu parroco di Ornica e morì ad Averara il 20 novemmbre 1821. Nel 1881 Bernardo viene documentato farmacista ad Averara. Anche nella zona di Olmo al Brembo si hanno numerosi riferimenti ad esponenti di questa schiatta. Domenico il 27 luglio 1765 risulta tesoriere della chiesa parrocchiale, Antonio fra il 1797 e il 1799 viene documentato come maestro armarolo.

Da un ramo dei Goglio di Olmo, stabilitosi a Piazza Brembana nacque anche Eugenio che fu senza dubbio uno dei personaggi più noti di quel paese, poliedrica figura di artista. Gemoli Eugenio Goglio nacque dunque a Piazza Brembana il 14 marzo 1865 da Isacco di Giovanni Maria originario di Olmo e da Olimpia di Gemoli Martinoli di Piazza Brembana, quarto di otto figli; il padre era commesso postale e gestiva il servizio pubblico nella sua abitazione in Via San Bernardo, servizio che sarà gestito in paese per generazioni dalla famiglia prima da Isacco, poi da sua moglie Olimpia, quindi dal loro figlio Gemoli ed infine dal figlio di quest’ultimo Amedeo sino al 1971. All’età di dieci anni Eugenio rimase orfano di padre. Frequentò i primi tre corsi della scuola elementare a Piazza Brembana nei pressi della chiesa di San Bernardo, vicino a casa sua e poi proseguì gli studi del quarto e quinto anno a Valnegra presso la scuola pubblica dell’Istituto Opera Pia Gervasoni. Terminata la scuola elementare, don Angelo Tondini, arciprete per 53 anni di San Martino, uomo di forte cultura e di grande dedizione per la su gente, avendone conosciuto la spiccata intelligenza e la tendenza all’arte, lo indirizzò all’Accademia di Brera di Milano, una delle prime scuole d’Arte in Italia, per seguire i corsi di ornato e di intaglio. Intraprese quindi gli studi a Milano preso la Scuola Superiore d’Arte applicata all’Industria, aperta nel 1882. Qui venne a contatto con l’ambiente artistico milanese legato ai preraffaeliti, ai simbolisti e frequentò anche il movimento della Scapigliatura. Tra i suoi compagni sono da segnalare: Achille Beltrame, il famoso disegnatore della “Domenica del Corriere” e Francesco Albera, con il quale collaborò per molti anni per alcuni lavori di scultura anche in alta Valle. Partecipò, come già detto, al corso di intagliatore in legno, si applicò nella pittura, nella decorazione e nella scenografia (specializzazione che lo porterà a lavorare presso il teatro della Scala di Milano per l’esecuzione di alcuni scenari oggi andati perduti. Si occupò di musica durante le ore di riposo imparando a suonare il clarinetto ed il mandolino. Ventiquattrenne, qundi verso il 1889, si diplomò alla Scuola Superiore d’Arte e subito dette prova della sua eccezionale abilità nello scolpire. All’inizio degli anni ’80 del XIX secolo dovette ritornare a Piazza, interrompendo gli studi per coadiuvare la madre, nella gestione dell’ufficio postale. Fu molto rattristato da questo rientro forzato e rimpianse a lungo Milano, anche negli ultimi anni della sua vita.

Nel 1889 fu fra gli animatori della Banda musicale di Piazza. Durata poi sino agli anni ’20 e di essa era considerato il fondatore. Verso il 1890 insieme a Daniele Dentella, con l’aiuto di Adolfo Begnis, costruì due biciclette in legno, le prime che si videro nell’Oltre Goggia. Il 22 aprile 1895 sposò nella chiesa di Fondra Anna Maria Losma di venti anni, dalla quale ebbe sette figli. Rimasto vedovo il 10 maggio 1903, si risposò il 18 settembre 1905 con la cognata Margherita Angela, dalla quale ebbe quattro figli. Fu in stretto contatto con numerosi artisti di Piazza, fu consigliere comunale e membro in più riprese della commissione di carità e poi di quella edilizia insieme con l’ing. Santo Calvi, a Daniele Dentella ed al dott. Gino Rho. Nel 19191 fu membro del comitato promotore per il prolungamento della ferrovia da San Giovanni Bianco a Piazza. Oltre al un numerosissimo patrimonio fotografico, per il quale è rimasto particolarmente famoso, rimangono di lui molteplici lavori sia nelle chiese sia in case private, che attestano il suo formidabile ingegno. Spirò il 31 marzo 1926 nella sua casa di Piazza, a causa di una polmonite.

Diverse pubblicazioni sono state date alle stampe sull’opera fotografica di questo artista; recentemente è stata pubblicata un’opera che ne rivela la sua poliedrica attività come scultore, pittore e musicista. L’attività di fotografo di Eugenio Goglio fu proseguita dal figlio Fulvio che trasferì il suo laboratorio in Via Umberto I (l’attuale Via Belotti) nella casa di Ferdinando Calegari. Dopo la sua morte per alcuni anni proseguì l’attività dello studio fotografico la figlia Dolores Goglio Oldrati che chiuse l’attività nel 1971, riuscendo a conservare e salvare l’enorme deposito di lastre e negative del nonno e del padre. Il già citato Amedeo è ricordato come autore di diverse poesie in dialetto bergamasco; una raccolta di queste composizioni è stata pubblicata nel 1984 con il titolo “Gogiàde d’ ü Gogìs”. e morì ad Averara il 20 novemmbre 1821.



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