Giupponi

ARMA: Spaccato nel 1° di rosso, al giubbone d'argento, colle maniche corte; nel 2° di rosso, a tre sbarre d'argento. (Dizionario Storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane estinte e fiorenti di G. B. Di Crollalanza. Vol. 3°, Pag. 243).

Giupponi CASATA: Antica ed illustre stirpe originaria di Bergamo, che si trova descritta nel Libro dei veri Titolati della Serenissima Repubblica Veneta, la sua presenza è confermata nella città di Bergamo e in Valle Brembana da tempi remoti. Secondo Giuseppe Giupponi, autore fra l’altro di “Cognomi e Famiglie delle Valli Brembana e Imagna” questo cognome avrebbe origine da “giubba”. Esponenti di questa famiglia, probabilmente sarti o fabbricatori di giubbe, arrichitisi con il commercio, quando acquistarono il titolo nobiliare, inserirono nella prima parte del troncato dello stemma di famiglia, proprio una giubba. L’insegna dei Giupponi è ancora oggi visibile sull’arco in pietra del portone della casa parrocchiale di San Giovanni Bianco, più nota come palazzo Borselli, ma un tempo di proprietà della famiglia Giupponi. Tarcisio Salvetti nella sua pubblicazione "S. Giovanni Bianco e le sue contrade", descrivendone alcuni suoi esponenti, ricorda citato in documento del 1401, certo "Vistallus q. Detesalvi de Zuponibus de la Porchera ..." ( località Portiera, allora Comune di S. Pietro D'Orzio). Presenti nel Cinquecento in numero considerevole, alcuni di essi emigrarono poi in Venezia, facendo fortuna in quella città. Il Capitano di Bergamo, Giovanni Da Lezze, nella sua famosa relazione del 1596, ritenne meritevole di una particolare menzione, a motivo dei grossi capitali accumulati a Venezia, "gli heredi di domino Francesco di Zipponi".

Per far fronte alle necessità delle guerre di Candia e Morea, Venezia concesse anche titoli di nobiltà, fu così che la famiglia Giupponi mediante l'esborso di centomila ducati, venne aggregata alla nobiltà veneta il 24 Giugno 1660 e secondo Padre Donato Calvi autore delle "Effemeridi", il primo fu Francesco, con i suoi figli e discendenti. Già alla fine del Quattrocento, sull'esempio dei Bastagi e dei Caravana, un gruppo di valligiani brembani, diede origine alla "Compagnia dei Corrieri Bergamaschi residenti a Venezia", che operavano la loro attività fra la Laguna veneta e Roma. Verso la fine del Cinquecento, il Senato della Serenissima autorizzò la Compagnia a gestire il servizio di "correria" anche sulla linea Venezia-Padova-Brescia-Bergamo-Milano. I corrieri, che trasportavano corrispondenza e piccoli bagagli, seppero, col tempo organizzarsi a tal punto che nel Settecento riuscivano a coprire la distanza fra Venezia e Milano in 24 ore e raggiungere Roma in poco più di 48. Fra i 32 corrieri (tanti dovevano essere per Statuto) da cui era costituita la Compagnia chiamata, per l'appunto, anche "Onoranda Compagnia dei Signori Corrieri del numero delli 32", viene ricordato anche Zambono Giupponi (1561).

Il ramo che nel bergamasco ebbe maggior fortuna, fu quello proveniente dalla Costa di Camerata; dal quale nel Cinquecento ebbe origine una vera e propria dinastia di corrieri veneti, iniziando da Pietro, al quale subentrò in attività il figlio Antonio. Da quest'ultimo nacque Giovanni, che esercitò a lungo la professione di notaio a S. Giovanni Bianco. Egli ebbe altri due fratelli, Pietro, che continuò l'attività paterna e Vincenzo, il quale abbracciata la vita ecclesiastica divenne poi Parroco di Fossano (Cuneo) ove morì nel 1647. L'acquisto di un "posto" nella Compagnia, giunse a livelli elevatissimi, se si pensa che Bortolo Pesenti di Gerosa il 20 novembre 1753, all'atto di rilevare la "correria" esercitata da Pietro Giupponi di S. Giovanni Bianco, dovette sborsare agli eredi di quest'ultimo, 16.000 scudi, cifra veramente astronomica. Al notaio Giovanni, morto nel 1665, succedettero i figli Antonio, che trasferitosi a Venezia svolse in quella città la sua attività; Bernardo e Pietro che rimasero invece nel paese d’origine. Pietro nel 1673 divenne erede del fratello, accumulando così una grande fortuna e diventando personaggio di primo piano, al punto che nel 1693 il Capitano di Bergamo Alvise Priuli, si sentì onorato di tenergli a battesimo la figlia Maria. Egli morì a S. Giovanni Bianco nel 1712. Bernardo con testamento rogato il 9 gennaio 1673 dal notaio Bernardino Valle, dispose un legato di due capitali; uno di mille e l’altro di seicento ducati, per la costituzione di una mansioneria (dotazione) alla chiesa di S. Marco di Sentino, per la celebrazione di una messa quotidiana in perpetuo. Ritenuta la rendita del capitale troppo bassa, il fratello ed erede aggiunse un ulteriore capitale di quattrocento scudi. Il 6 settembre 1713 i figli di quest’ultimo: Giovanni, corriere veneto, dott. Antonio e don Bernardo, provvidero a costituire il patrimonio adatto al mantenimento del legato, privilegio di cui la chiesa di Sentino godette per oltre due secoli

Il dott. Antonio, in tutti gli atti che lo riguardano direttamente viene presentato con il titolo di conte anche se non è da escludere che ne fosse insignito anche lo stesso padre. Nel 1730 nacque a S. Giovanni Bianco il conte Pietro forse il più ragguardevole della sua casata; egli visse prevalentemente a Bergamo alta, nel Borgo di S. Lorenzo, in una casa signorile acquistata da suo padre nel 1761 dal conte Coriolano Brembati, per farne la propria dimora in città. Non avendo figli, con lui si estinse il ramo nobile di quella famiglia. Pur risiedendo in città, mantenne stretti legami in Valle Brembana, dove si recava a trascorrere lunghi periodi per curare i suoi grossi interessi. Alla sua morte, avvenuta nel 1811, suo enorme patrimonio fu suddiviso fra i suoi nipoti, figli delle sorelle, gravato da numerosi "lasciti" a favore dei poveri di S. Giovanni Bianco. Durante la grande guerra (1915-1918) caddero per la patria ben sette esponenti di questa famiglia residenti a Camerata, Placido di San Giovanni Bianco, Gottardo di San Pellegrino, Camillo di Lenna, Tommaso di Santa Brigida, Marco di Carona. Nel corso della seconda guerra mondiale (1940-1945) persero la vita i militari: Antonio di Pizzino, Giovanni di San Pellegrino e Costante di Dossena. Bortolo Belotti nella sua "Storia di Bergamo e dei bergamaschi", ricorda di questa famiglia anche Giuseppe, di Sorisole, valente pittore del XVI secolo; Ambrogio, combattente in Polonia al seguito di Francesco Nullo, il quale organizzata una spedizione di volontari, accorse in aiuto del popolo polacco, insorto contro il dominio russo e Giuseppe, che partecipò con valore alla spedizione dei Mille di Garibaldi, rimanendo ferito nella battaglia di Palermo. Di San Giovanni Bianco si ricorda Mario (classe 1926), recentemente scomparso, buon pittore contemporaneo, acquerellista, affreschista e restauratore, nonché poeta vernacolo e regista. Venne premiatodal Lions Club della Valle Brembana quale personaggio vallare del’anno 2003.



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