Boselli

ARMA: Di verde, al bue furioso d'oro, sul quale è un cavaliere armato di tutto punto, al naturale, con pennacchio e sciarpa di rosso, tenente colla sinistra un corno del bue, e colla destra una spada al naturale. Con il motto: "A furore rusticorum libera nos Domine". (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane di G.B. Di Crollalanza Vol. 1° Pag. 162).

Boselli CASATA: Fin dagli inizi del XIII° secolo, questa famiglia si trovava stabilita in San Giovanni Bianco, dove possedeva in feudo molte terre con piena giurisdizione. Al centro del paese, detta anche “Contrada Dé Boselli”, sorgeva la loro dimora-fortezza, in posizione strategica situata fra il torrente Enna ed il Brembo, un altro edificio fortificato appartenente ad esponenti della stessa famiglia sorgeva in località Castelli a quel tempo territorio del Comune di S. Gallo. Durante il periodo delle fazioni, San Giovanni Bianco parteggiò per la corrente guelfa, ma al pari di tanti altri paesi, pur essendo iscritti ufficialmente ad un partito o all'altro, in realtà avevano aderenti al partito contrario. In un documento di riappacificazione firmato nella rocca di Bergamo nel 1393, vengono ad esempio citati Bertaxolo, capo di parte guelfa, aderente ai Rivola mentre Giovanni di Roberto viene elencato fra i seguaci dei Suardi e quindi di parte ghibellina. Bertazzolo nel 1403 distrusse il castello di Cornalba, portandosi via le porte come trofeo di guerra.

Lo storico bergamasco Achille Muzio racconta che intorno al 1350 nel corso di una rivolta popolare, i contadini avevano invaso la città di Bergamo decisi ad avere il sopravvento sui nobili dominatori. Quando questi ultimi sembrava dovessero subire la peggio, un giovane prode, Obizzone Boselli, a dorso di un bue inferocito, entrò furibondo tra le fila dei nemici brandendo la spada e disperdendoli. Scelta la carriera delle armi ed entrato al servizio dell'Imperatore Roberto di Baviera, ne divenne Generale di Cavalleria. A premiarne coraggio ed abilità, dimostrata nella guerra contro Galeazzo Visconti, il Sovrano lo nominò Conte Palatino; titolo trasmissibile anche ai suoi discendenti. Sul finire del Quattrocento una livea si trasferì a Bergamo; Bortolo Belotti nella sua "Storia di Bergamo e dei Bergamaschi" ricorda di questa famiglia numerosi esponenti che emersero nella vita militare ed ecclesiastica, nelle lettere, nelle arti e nella scienza. Carlo nipote di Bertaxolo, divenne Vescovo di Ariens nel 1495, unitamente al fratello Daniele e al nipote Gasparino, nel 1496 vennero nominati conti palatini dall’Imperatore Federico III d’Asburgo. Bergamo, militò nelle milizie della Serenissima nella Lega di Cambrai, si distinse nel cingere di fortificazioni Legnago nel 1515 e morì Governatore di Corfù nel 1520.

Pietro, fu pittore e scultore nel Quattrocento, superato per celebrità e bravura dal figlio Antonio nato intorno al 1470, artista operosissimo e stimato, fu pure intarsiatore e scultore, chiamato spesso a decidere controversie fra artisti e committenti. Fra i migliori artisti bergamaschi della prima metà del '500. Si conservano alcune sue opere presso l'Accademia Carrara e le chiese di Santa Maria Maggiore e di S. Michele, Morgante, divenne Governatore della città di Brescia nel 1550, Scipione, (1567-1642) famoso giurista e suo figlio Francesco furono docenti in giurisprudenza e chirurgia presso l’università di Padova. Pietro, uomo d'armi del XVII° secolo, capitano di cinquanta cavalieri sotto il governo di Venezia, accorso in difesa di Cipro assediata dai Turchi e caduto a Nicosia. Pellegrino, distintosi per valore nella battaglia di Melegnano il 14 Settembre 1515. Un altro Scipione (1682) rinomato nelle armi non meno che nelle lettere, divenne Maresciallo di Francia e Tenente Generale dell’esecito d’oltralpe Il conte Galeazzo, vissuto fra il XVII° e XVIII° secolo, viene ricordato per la sua crudeltà, uomo d'armi al servizio della Repubblica Veneta, la quale fu costretta ad esiliarlo per i suoi numerosi misfatti. Venne infine decapitato, come competeva al suo rango, la vigilia di Natale del 1705 a Milano, Paolo (1838-1932) appartenente al ramo ligure, fu apprezzato economista, uomo politico e Presidente del Consiglio dei Ministri durante la grande guerra. Il governo da lui presieduto, cadde a seguito della disfatta di Caporetto subita dalle nostre truppe Esponenti della famiglia Boselli emigrarono poi in diverse città e regioni dell'Italia settentrionale; se ne trovano numerosi riferimenti nella storia delle città di Bologna, Ferrara, Parma, Piacenza, Savona da dove uno di loro si recò in Francia verso la fine del XVIII° secolo stabilendo la propria dimora e discendenza. In Germania, un altro ramo di questa famiglia, ebbe le contee di Burchausen e di Schinderburg. In Valle Brembana la famiglia si è estinta, rimane solo il ricordo della sua storia e il bel palazzo in San Giovanni Bianco, meta di studiosi e di tanti visitatori.

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