Bonetti

ARMA: Spaccato di nero e d’argento, alla fascia diminuita di rosso, merlata di un sol pezzo nel centro del margine superiore, attraversante sulla partizione, accompagnata nella punta da un compasso aperto d’oro, colle punte al basso. (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane, estinte e fiorenti, compilato da G. B. Di Crollalanza. Vol. III, pag. 181).

Bonetti CASATA: Il casato dei Bonetti, assunse probabilmente origine da uno dei suoi antenati, il quale rese famigliare il nome proprio Bonetto nei suoi discendenti, così come nello stesso ambiente lo assunsero gli Ambrosioni, i Gervasoni o i Ruffinoni ed altre famiglie dai nomi personali Ambrogio, Gervasio e Ruffino. Nell’alta Valle, bisogna distinguere due famiglie Bonetti; quella di Baresi, oggi frazione di Roncobello e quella di Lenna, quest’ultima proveniente dalla famiglia Codussi, fra le più antiche del paese, che perse nel tempo il cognome originario. I Bonetti di Baresi, sono un ramo dell’antica famiglia dei “Da Fondra di Bordogna” che nel 1148 ricevette dal vescovo Girardo un’investitura di diritti feudali in alta Valle. L’ascendenza dei “da Fondra” è documentata ad esempio da un rogito del 1549 nel quale si indica esplicitamente “….Iohannes Bonettus quondam ser Antonij Bonetti de Bordonia parentele de Fondra.” Nel 1461 Giacomo fu Zanetto da Bordogna fu fra i costruttori del campanile vecchio della chiesa di Bordogna. Alla base del campanile della chiesa di Baresi, sul lato verso Roncobello, è scolpito uno stemma Bonetti recante la data 1487. La famiglia diede i natali a due pittori: Giorgio figlio di mastro Bernardino (1450 circa – 1548/1549) e Francesco di Mariano da Baresi (…1570-1550…), valente artista, che collaborò con Lorenzo Lotto. Da alcuni erroneamente ritenuto di Zogno, nel 1540 dipinse il portico del Palazzo Pretorio della città, con stile ispirato al Mantegna, confermato dalle tavole con sei santi francescani, un tempo esistenti nella sacrestia di Pignolo, e della Madonna di Sarzana in Valle Taleggio, da lui dipinta con Lucano da Imola nel 1534.

Quando nel 1630 infuriò la peste a Bergamo, si distinsero nella carità verso quei malati: Bernardino, frate del convento delle Grazie, vittima egli stesso del contagio e Don Paolo, Parroco di San Cassiano. L’abate Don Paolo, nato a Bergamo verso la fine del XVI secolo e morto nel 1655, fu dottore in teologia, protonotario apostolico, cancelliere vescovile e storico. Compose fra l’altro il Pantheon bergomense, nel quale si narra dei bergamaschi insigni; scrisse dei trattati di cerimonie sacre e civili, oltre a notizie di storia civile ed ecclesiastica relative alla città di Bergamo, purtroppo mai pubblicate, ma che servirono a storici come il Celestino ed il Calvi. Scrisse inoltre De antiquissimma famiglia Taxae ed una vita di Gerolamo Ragazzoni Vescovo di Bergamo. Rocco di Luigi Bonetti di Baresi fu ascritto fra i gentiluomini ordinari di corte, dal duca Emanuele Filiberto di Savoia nel 1565 e per premio delle sue azioni il 14 agosto 1569, la regina Elisabetta d’Inghilterra gli concesse uno stemma. Nella zona di Mezzoldo, si trova la famiglia Lazzarini, che non sono altro che i Bonetti Lazzarini o Lazzarini Bonetti. Resta da stabilire se si tratti, come forse è più probabile, di una famiglia oriunda da Sparavera di Mezzoldo, o di un ramo dei Bonetti di Baresi. Già nel 1506 a Mezzoldo viene documentato Antonio fu Pasino detto Lazari de Bonetis del Rippis de Sparavera di Vall’ Olmo.

Alcuni esponenti di questa famiglia risultano sin dal XV secolo impegnati nell’industria mineraria nell’alta Valle Brembana e documentati in diversi atti notarili. 31 gennaio 1577. Davide Bonetti fu Sebastiano di Baresi promise di dare ai fratelli mastro Zanne e mastro Giovanni Maria Camozini fu mastro Antonio di Bordogna una certa quantità di ghisa in cambio di una mula e di 40 pesate di vena della frera (miniera) del Monte Sasso. 30 novembre 1663. Santo Calegari fu Giacomo di Valnegra, affittò per cinque anni a Carlo fu Cristoforo di Baresi e a Giovanni Battista calvi fu Antonio del Cantone, metà di una fucina sita a Piazza. 27 novembre 1673. Pietro Donati Tognalino di Piazza promise a Carlo di trasportare al forno da ferro di Lenna circa 250 gerlini di carbone e 200 cavalli di vena da Branzi. In cambio avrebbe avuto da lui 27 cavalli di ghisa del valore di lire 31 ciascuno. 23 luglio 1874. Giovanni Domenico Calvi fu Antonio di Moio, vendette a Giovanni Domenico fu Cristoforo di Baresi, la legna di un bosco presso Branzi, che egli avrebbe ridotto in carbone che gli sarebbe stato pagato con miglio e ghisa del forno di Branzi, versati da Giovanni Milesi, mastro del detto forno. Nell’Archivio di Stato di Bergamo si trovano diversi documenti riguardanti l’alta Valle Brembana, rogati da notai di questa famiglia. Fra essi si ricordano: Zanetto fu Giuseppe negli anni 1509 e 1510, Bonetto di Giuseppe. Nel …1503-1525, Isacco fu Giuseppe tra il 1540 e il 1557, Davide fu Sebastiano attivo fra il 1541 e il 1575, Valerio fu Davide tra il 1578 e il 1589…, Giacomo di Giovanni Giacomo nel 1741-1803, Omobono di Giacomo nel 1795-1804. Nell’archivio parrocchiale di San Martino oltre la Goggia risulta che Antonio ebbe la carica di Sindaco della chiesa nel 1667 e Don Carlo tra il 1769 ed il 1775 esercitò il suo ministero sacerdotale nella parrocchia. Con testamento in data 2 gennaio 1763, rogato dal notaio Gaspare Beltramelli di Moio, Antonio Maria figlio di Giacomo di Lenna, dispose un legato di 100 lire milanesi a favore del santuario della Coltura, per la celebrazione di una messa ogni anno in perpetuo. Nella documentazione riguardante la Congregazione del Suffragio dei morti di San Martino, risulta che ebbero l’incarico di Sindaci: Antonio nel 1770, Giov. Antonio nel 1775, Matteo nel 1705 e nel 1709, e che questi fu anche tesoriere nel 1715.

Il sacerdote Don Giovanni Battista, viene citato in atti intorno al 1769 ed il chierico Don Giovanni fra il 1770 e il 1775. Don Carlo fu economo a San Martino dal 1823 al 1825. Francesco, nato a Zogno nel 1840, fu ardente patriota e con altri quattro coraggiosi suoi compaesani partecipò alla spedizione dei Mille con Giuseppe Garibaldi. Una lapide in quel paese, riporta alcuni versi dello storico Bortolo Belotti, a ricordo dei cinque garibaldini zognesi: “E quando i mille mossero da Quarto tratti dal Duce alla gran gesta, a cui nessuna impresa mai sarà seconda dei fiammegianti vindici ben cinque eran di Zogno, si che al paragone certo un’altra non ebbe itala terra nell’evento immortale così gran parte.” Cristoforo fu nominato Sindaco di Baresi nel 1871 per il triennio 1872-1874. Giuseppe di Vincenzo nato a Baresi nel 1890, partecipò alla prima guerra mondiale e morì combattendo nel 1916; Federico fu Angelo nato a Baresi nel 1913, durante il secondo conflitto mondiale prese parte alla spedizione in Russia e venne dichiarato disperso. Il Cav. Santo di Lenna, durante il regime fascista, fu il personaggio più importante in alta Valle; fu sindaco del suo paese natale dal 1923 al 1927, quindi primo Podestà di San Martino Dé Calvi dal 1927 al 1931. Venne insignito della croce di Cavaliere della Corona d’Italia; morì nel 1964. Gaetano nativo di Baresi, partecipò nella specialità dello sci nordico alle olimpiadi invernali di Garmisch del 1936 e più tardi fondò la scuola di maestri di sci a Piazzatorre, dove gestiva attività alberghiera.

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