Baschenis

ARMA: D’argento a due clave di verde, passate in croce di S. Andrea, incatenate nell’impugnatura da una catena di nero, ed accompagnate da tre stelle di sei raggi di rosso, una in capo e due ai fianchi. (Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane di G.B. di Crollalanza, Vol. 3°, Pagg. 160-161).

Baschenis CASATA: La famiglia Baschenis o Bascheni è originaria dell’alta Valle Brembana e più precisamente della frazione “Colla” di Santa Brigida, un tempo Comune della Valle Averara e per questo motivo, i suoi appartenenti sono spesso citati come originari di Averara. Ebbe fra i suoi componenti una lunga dinastia di illustri pittori che resero famosa con il loro nome la piccola terra di provenienza. Cominciando da Antonio (documentato tra 1450 e il 1490), figlio di Giacomo e nipote di Lanfranco che nel 1451 risulta avesse una bottega in San Michele all’Arco in Bergamo alta. In seguito, primo dei Baschenis, si trasferì in Trentino, dove nel 1461 affrescò la chiesa di Santo Stefano a Carisolo, con un ciclo comprendente fra l’altro un’Ultima cena, due Madonne in trono con Bambino, e varie figure di Santi. Sempre in Trentino lavorò all’interno della chiesa di San Vigilio a Pinzolo e dipinse una Madonna con Bambino e Santa Caterina nella chiesa di Mione in Val di Rumo, firmata e datata 1480. Quanto ai rapporti con il suo paese natale, Antonio è citato in un atto notarile del 1450 nel quale suo fratello Taddeo acquistava dei beni in località Muggiasca per sé e per i fratelli Antonio ed Angelo (doc. 1450-1490. Quest’ultimo appare per la prima volta come pittore nel 1482, quando affresca il presbiterio della chiesa di San Defendente alla Roncola con figure di Santi. Ben più importante è però il ciclo nell’antica chiesa di Sant’Ambrogio di Ornica, oggi trasformata in sacrestia della parrocchiale, firmato “Angelo de Averaria pinxit una cum filio suo” e datato 15 novembre 1485. Ad Angelo Baschenis sono attribuiti gli Episodi della vita di San Nicola da Tolentino e gli altri affreschi dell’antica chiesa di Santa Brigida, oggi più nota come santuario dell’Addolorata. Più tardi lavorò in Trentino , prima a Flavon e quindi nel 1490, nella chiesa di San Vigilio a Pinzolo.

Giovanni e Battista (doc. 1471-1503), figli di Antonio, lavorarono inizialmente in Trentino, affrescando diverse chiese, tra cui la cappella di San Valerio a Tasullo e la chiesa di Sant’Udalrico a Rumo, in Val di Non, dove nel 1471firmarono una bella Ultima cena. Tornati in patria, Giovanni si dedicò alla pittura autonomamente, realizzando fra l’altro la Raffigurazione del peccato originale nella sacrestia della chiesa di Alino (1478) ed il Cristo sul sepolcro tra la Madonna e San Giovanni in una collezione privata di Fuipiano al Brembo (1486). Cristoforo I (doc. 1465-1475), è ritenuto il capostipite, in senso pittorico, dell’altro ramo della famiglia che, pur figurando residente in località Colla, lavorò prevalentemente in Trentino, dopo aver soggiornato brevemente a Brescia. Nel 1474 dipinse e firmò il San’Antonio Abate sulla facciata della chiesa cimiteriale di Pelugio in Val Rendena, l’unica opera di certa attribuzione. Per affinità stilistica si potrebbero attribuirgli anche gli altri affreschi della facciata, tra cui la Madonna con Bambino, l’Annunciazione, la Processione e San Giorgio. Figlio di Cristoforo Dionisio (doc 1493), lavorò lui pure alla chiesa di Pelugio, firmando il 9 ottobre 1493 il grande San Cristoforo che occupa il lato destro della facciata. A lui vengono attribuite le Scene della vita di Sant’Antonio dipinte sulla parete esterna destra della chiesa stessa. Con Dionisio lavorò in Trentino anche suo fratello Simone I (doc 1488-1503), ma di lui non resta nessuna opera. Alcuni affreschi della parrocchiale di Lodrone, da lui firmati insieme a Dionisio, sono andati perduti nel corso del secolo scorso. Figlio di Simone I, Cristoforo II (doc. 1472-1520), nacque nel 1472, lavorò sempre in Trentino, dove nel 1496 affrescò l’interno della chiesa di San Felice a Bono di Bleggio con un bel ciclo recentemente restaurato, comprendente tra l’altro una Crocifissione, un’Annunciazione, Scena della vita di San Felice, una serie di Santi, la teoria degli Apostoli, i Dottori della Chiesa e Cristo Pantocratore.

Attorno al 1500 affrescò la chiesa di San Giorgio a Dorsino e quella vicina di San Rocco a San Lorenzo in Banale con due cicli che riprendono i soggetti dipinti in San Felice. Altre opere certe di Cristoforo, sono il Cristo benedicente e le Storie di San Lorenzo della chiesa di Condino (1519), il ciclo di affreschi nella chiesa dei Santi Faustino e Giovita a Ragoli e gli Episodi della vita di Cristo in Sant’Antonio a Pelugio. Muggiasca nel 1505 dal notaio Antonio Mascheroni dell’Olmo. Figlio di Cristoforo II, Simone II (1490 ca.-1555), è considerato l’affreschista più qualificato di tutta la dinastia, in quanto la sua produzione rappresenta una certa impronta rinascimentale e un certo gusto creativo personale. Fra i tanti suoi lavori, si possono ammirare nella chiesa di San Vigilio a Pinzolo, la rappresentazione dei Vizi capitali, una Crocifissione, un Cristo Pancreatore con i Quattro Evangelisti e i Dottori della Chiesa e Scene della vita di San Vigilio. L’artista ha legato il suo nome a due originale Danze macabre; quella dipinta sull’esterno della chiesa di Santo Stefano a Carisolo nel 1519 e soprattutto quella grandiosa della chiesa di San Vigilio a Pinzolo nel 1519, considerata un capolavoro nel suo genere. Simone fu l’ultimo esponente della famiglia a lavorare in Trentino. Verso il 1550 si stabilì definitivamente nella sua casa della Colla, assieme ai figli, due dei quali Filippo (1525 ca. -1597 ca.) e Cristoforo (1520 ca.-1613 ca), continuarono l’attività pittorica in Valle Brembana. La figlia Lucia andrà sposa ad un Guarinoni della Fontana di Averara, da cui avrà per figlio quel Giovanni Battista Guarinoni che diventerà a sua volta un eccellente pittore. Filippo partecipò attivamente nella comunità di Santa Brigida, numerosi sono i documenti che lo riguardano; nel 1590 egli figura tra i capifamiglia che sottoscrivono l’atto di juspatronato della chiesa parrocchiale, viene citato fra i sindaci della Confraternita del S. Rosario, e nel 1588 è registrato nello stato d’anime della parrocchia nella sua casa della Colla come “messer Filippo Baschenis di anni 63 abitante con la moglie Lucia d’anni 53 e suo nipote Antonio di anni 10”. Il fratello Cristoforo il vecchio, dopo le prime esperienze giovanili in Trentino,si stabilì in Bergamo in Borgo San Leonardo e da quel momento lavorò sempre nella bergamasca. Nel 1564 affrescò il ciclo delle Storie di San Bernardino a Lallio e nel 1576 firmò gli affreschi della chiesa di Sant’Egidio a Fontanella, A questo pittore si devono anche la grande Crocifissione e la Predica del Santo francescano nel monastero di Romacolo a Zogno, oltre agli affreschi della chiesa di Santa Trinità a Urgnano e diverse opere minori.

Anche Cristoforo il vecchio compare in diversi atti rogati a Santa Brigida.
Cristoforo il giovane (1560 ca.-1626), figlio di Antonio, fratello di Cristoforo il vecchio, apprese l’opera pittorica a Bergamo, nella bottega dello zio, al quale fu affidato dal padre, come apprendista per cinque anni, con un regolare contratto notarile. Le sue opere più note sono le Scene della vita di San Giovanni Battista nell’omonima chiesetta di Cusio (1583) e gli Episodi della vita di San Benedetto da Norcia, nel monastero di San Benedetto di Bergamo (1597). Cristoforo il giovane risiedette stabilmente a Santa Brigida nella casa di famiglia alla Colla. In occasione della redazione dello stato d’anime del 1588, egli aveva 27 anni ed abitava con la madre Elisabetta di 54 anni, vedova, la moglie Alessandra ventenne, il figlio Stefano di un anno e la sorella Elisabetta di 20. Pietro (1590 ca.-1630), pronipote di Cristoforo il vecchio, in quanto figlio di suo figlio Antonio, è forse il primo esponente della dinastia Baschenis a non essere nato a Santa Brigida, nacque infatti a Bergamo, nella casa acquistata un tempo dal nonno in Borgo San Leonardo. Tra i suoi primi lavori figurano gli affreschi mitologici di casa Galizzi (ora casa parrocchiale) a Leffe (1613) e la Madonna col Bambino nella sacrestia della basilica di Santa Maria Maggiore (1616). Dopo tale data lavorò intensamente in varie località bergamasche, realizzando opere sacre e profane. Notevoli le Storie della Vergine nel santuario di Sombreno, gli affreschi del monastero dell’Incoronata a Martinengo e quelli della chiesa dell’Assunta a Grassobbio. Pietro Baschenis, morto di peste nel 1630, fu l’ultimo degli affrescanti, dopo di lui la fama della famiglia sarà legata ad Evaristo (1617-1677), nato a Bergamo nel 1617 e che poi vestì l’abito religioso. Questo artista si distacca nettamente da tutti gli altri pittori della famiglia, sia perché si dedicò quasi esclusivamente alla pittura ad olio e sia per il livello artistico nettamente superiore da lui raggiunto che ne fa uno dei più qualificati pittori del Seicento. Poco si sa dei rapporti che intercorsero tra Evaristo ed il resto della famiglia, non esiste documentazione che comprovi legami con Santa Brigida. Pare fosse buon intenditore di musica, comprovato non solo perché strumenti musicali sono riprodotti nelle sue molteplici composizioni, ma anche perché in un autoritratto si dipinse in atto di suonare un clavicembalo.

Le sue opere sono oggi conservate oltre che all’Accademia Carrara di Bergamo, in pinacoteche e collezioni di tutto il mondo. Evaristo morì il 15 febbraio 1677 e fu sepolto nella chiesa di S. Alessandro in Colonna; con lui si estinse la stirpe dei pittori Baschenis. Lo storico Padre Donato Calvinelle sue “Effemeride sacro profana” (1676), ricorda che per legato di Giacomo Baschenis a Santa Brigida nel giorno 8 settembre, per la festa di San Nicola di Tolentino, “si dispensa per lire ventidue di pane, a tutti coloro che son presenti alla messa parrocchiale. Vien detto pane, benedetto avanti la messa e dopo la messa alla porta si dispensa”. Don Pietro fu parroco di Cassiglio dal 1612 al 1661. L’ingegnere Silvestro fu Sindaco del Come di Piazza Brembana dal 1865 al 1868. A Santa Brigida si ricordano fra i Caduti della prima guerra mondiale (1915-1918): Angelo di Giuseppe, Domenico fu Pietro ed Enrico di Giovanni. Alla memoria di quest’ultimo fu conferita una medaglia d’argento al valor militare per atti di eroismo. Nella cronaca amministrativa del Comune di Averara ricoprì l’incarico di sindaco il comm. Ottorino (1910-1990) dal 1951 al 1964 ed ancora dal 1984 al 1989; egli fu anche Presidente della Sezione Bersaglieri dell’Alta Valle Brembana, Suo Fratello cav. Gianni (1919-1989), fu sindaco dal 1964 al 1980 e per diversi anni anche Presidente del Consorzio Bacini Imbriferi Montani. Attilio (1903-1957), nel 1954 fu il fondatore del Gruppo Alpini di Santa Brigida e primo Capogruppo. Suo figlio Ettore Luigi (1932-2011), sottotenente di complemento alpino, fu sindaco di Averara dal 1998 al 2007 e Capogruppo degli Alpini per ben quarantadue anni, dal 1965 al gennaio 2007; promotore del raduno alpino abbinato al trofeo Nikolajewka che si svolge dal 1968 a rotazione nei paesi dall’alta Valle Brembana e del raduno annuale di Passo S. Marco che dal 1976 vede ritrovarsi gli Alpini della Valle Brembana con quelli valtellinesi della Valle del Bitto.

Per ulteriori informazioni o stemmi in originale contattare: Roberto Boffelli