Bana

ARMA: Inquartato d’argento e di rosso, sul tutto d’argento all’aquila di nero (N. 397 dello Stemmario Camozzi-Vertova, manoscritto conservato presso la biblioteca civica A. Maj di Bergamo.

Bana CASATA: questa famiglia fa parte del grande ceppo dei Fondra, in particolare dei Fondra di Branzi, che per distinguersi dagli altri componenti della prolificissima famiglia, trasformarono in cognome il soprannome di Bana, anche se a lungo si denominarono Bana Fondra. In un atto notarile del 1455 conservato presso l’archivio di Stato di Bergamo, viene citato Antoniolo detto Bana Bordogna e in un altro del 1477 Domenghino di Cristoforo fu Bana Fondra di Branzi. Numerosi sono i riferimenti ad esponenti di questa famiglia che risultano impegnati nell’industria mineraria nell’alta valle sin dal XV secolo. In un atto del 13 maggio 1478, relativo alla miniera di Cogulo sita sul Monte Sasso vengono elencati i fra comproprietari della stessa, gli eredi del fu Bana della Torre di Bordogna per 1 soma, 3 stari e 1 quartario. Nel maggio del 1567, mastro Pecino Fondra Bana fu Pezino di Branzi promise ai compartecipi della frera di Cogulo, sul Monte Sasso di scavare 3 masse di vena in detta miniera entro la prossima festa di S. Michele per lire imperiali 55 cadauna. Se avesse scavato minerale in maggior quantità avrebbe ricevuto soldi imperiali 20 per cavallo, così come gli sarebbero state pagate a parte le eventuali migliorie apportate alla miniera.

Il 23 maggio 1580, Zuanne Bana fu mastro Taddeo di Branzi si riconobbe debitore verso Simone Fondra fu mastro Lorenzo di Bordogna di 21 e 1/2 scudi a pagamento d’una mula. Tale cifra sarebbe stata corrisposta con 80 cavalli di vena arrostita, valutata soldi 23 per cavallo. Il 13 settembre 1473, Bortoletto Fondra fu Antonio, detto Bana, di Bordogna a nome di suo fratello Castellino affittò a Detesalvino Fondra fu Comino il Rosso di Bordogna 7 secchie e I quartario della frera di Cogulo, con relativi diritti, per nove anni per un totale di lire imperiali 20 1. Il 14 novembre 1487, Detesalvino Fondra fu Comino il Rosso di Bordogna, anche a nome degli altri eredi del fu Comino il Rosso, di Gasparino fu Giovannino, detto Martino, e degli eredi dei defunti fratelli Bertoletto e Castello fu Antonio, detto Bana, tutti Fondra di Bordogna, affittò per quattro anni a Simone Fondra fu Giovanni di Bordogna tutte le parti dei suddetti (cioè 7 some e 1 secchia) della frera di Cogulo sul Monte Sasso con il relativo diritto di scavo del minerale. In un altro documento del 9 novembre 1490, fra i proprietari della miniera sopra descritta, che nominavano i loro procuratori, venivano citati gli eredi del fu Antonio, detto Bana. In un atto notarile del 21 maggio 1492 fra i comproprietari della stessa miniera viene elencato Antonio fu Bartoletto Bana, tutti appartenenti alla famiglia Fondra di Bordogna, i quali si accordarono con mastro Vincenzo Camozini fu mastro Giovanni , detto Camozo, della Forcella di Bordogna e con suo figlio Michele per eseguire lavori alla miniera per i quali avrebbero ricevuto lire imperiali 180, inoltre sarebbero stati loro consegnati gli attrezzi per il lavoro che avrebbero potuto trattenere al termine del contratto. Il 25 luglio 1542 il notaio Gerolamo Raspis fu Antonio Elia di San Giovanni Bianco, abitante a Bergamo, affittò la sua parte della miniera di Cogolo, sul Monte Sasso, per cinque anni ad un gruppo di soci. Costoro avrebbero scavato ogni anno 10 masse di vena e gli avrebbero corrisposto 8 cavalli di ghisa per ogni massa, mentre a loro sarebbero andati 34 cavalli di ghisa per massa. Fra i soci comparivano Taddeo Bana fu Simone di Branzi e Romerio Bana fu Arigeto di Branzi.

Il 16 gennaio 1546 Natale Bana Fondra fu Giovanni di Branzi avendo promesso con precedente atto del 16 agosto 1545 di fare altri soci della frera di S. Rocco sita sul Monte Sasso; nominò altre persone comproprietari di quella miniera. Il 9 luglio 1556 don Santino di mastro Taddeo Bana di Fondra di risulta parroco di Branzi, mentre il 25 giugno 1562 risulta parroco di Carona Il 23 settembre 1585 viene citato mastro Guarisco Bana di Barzio in Valsassina. Giuseppe Giupponi nel suo libro “Cognomi e Famiglie delle Valli Brembana e Imagna”, afferma che la crisi mineraria dell’Ottocento determinò una lenta, ma continua emigrazione di questa famiglia come di altre che in parte ritrovarono lavoro nel primo Novecento nel campo delle varie opere edili conseguenti ai lavori di elettrificazione vallari (costruzione di dighe e centrali idroelettriche, condutture sotterranee ecc.). Fra i Caduti della Grande Guerra (1915-1918), si ricordano Giovanni fu Carlo Bana di Branzi e Battista di Piazza Brembana. Gervasio Bana di Branzi del 216° Reggimento Fanteria fu decorato con medaglia di bronzo in quanto “ il 4 giugno 1917 al Dosso Faiti portatore d’ordini, attraversava una zona battuta intensamente dalle artiglierie nemiche per assolvere il proprio compito e si soffermava a soccorrere un compagno travolto sotto un cumulo di masserie e gravemente ferito”. Giacomo perì durante la seconda guerra mondiale (1940-1945). Altri Bana si trovano ad esempio ad Ambivere, a Pradalunga, Ardesio e Bergamo. Fra di essi troviamo alcuni notai: Carlo fu Giovanni di Ambivere che esercitò la professione tra il 1675 e il 1724, Giovanni fu Carlo di Bergamo tra il 1710 e il 1737, Francesco fu Carlo di Pradalunga tra il 1801 e il 1849 e Pietro fu Giovanni di Ardesio tra il 1738 e il 1775.

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