L’araldica

L’araldica è la disciplina che ha per oggetto lo studio delle armi o stemmi, quindi in generale della loro origine e specie, nonché della loro composizione interna. Essa concerne lo scudo e le sue forme, gli smalti ed il modo di rappresentarli; le partizioni e ripartizioni; le figure (umane, animali, vegetali, minerali, di elementi come fiumi, laghi, mare, astri, ecc). La composizione esterna dello stemma concerne il timbro (elmo, cimiero, lambrecchini.); le corone; i contrassegni d’onore e distinzioni di dignità; le leggende (divise, motti, gridi di guerra). L’uso degli stemmi non risale oltre il XII secolo, discussa l’origine, probabilmente militare; dapprima personali, poi ereditari in stretto rapporto con i possessi territoriali dei sovrani e dei grandi feudatari, poi dei feudatari minori e anche dei Comuni; l’uso si diffuse in connessione con le consuetudini della vita cavalleresca e specialmente dei tornei; allentandosi quindi il rapporto con il possesso territoriale, l’assunzione dello stemma fu consentito, dalla fine del XIV secolo, con concessioni sempre più estese a persone e famiglie non provviste di feudo, ascritte ai consigli cittadini o addette a determinati uffici. Con la cessazione dei tornei alla metà del XVI secolo e con la scomparsa dell’armatura difensiva (scudo ed elmo) lo stemma si ridusse a semplice segno d’onore. Dopo il periodo rivoluzionario, che volle eliminare gli stemmi, si ebbero le innovazioni dell’araldica napoleonica e con la Restaurazione, un ritorno alle forme tradizionali. Gli stemmi semplici nell’età più antica e con un numero limitato di figure, si complicano via con ripartizioni, brisure, maggior varietà di figurazioni e di ornamenti, mutano le forme degli scudi e degli elmi, delle raffigurazioni degli animali. Dalla fine del medioevo l’araldica è oggetto di trattazioni metodiche, ma l’età classica degli scrittori di araldica è il XVII secolo, e tra loro prevalgono allora, per rigore di metodo e chiarezza di esposizione, gli araldisti francesi. Nel secolo XIX l’araldica è considerata scienza ausiliaria della storia.

I portatori di stemma furono distinti in gruppi secondo la loro varia natura, fondamentalmente accettati anche dai moderni trattatisti d’araldica, perché rispondono ad una necessità pratica. Anche oggi si fa dunque distinzione fra stemmi di persone, di territori e di enti morali. Stemmi di persone sono quelli dei nobili, dei patrizi, dei grandi dignitari ecclesiastici, dei cittadini. I nobili di qualsiasi grado, fra gli aventi diritto a portare lo stemma, occupano il primo posto; essi sono in genere i discendenti di quei signori feudatari che in guerra e nei tornei fregiavano di uno stemma le proprie armi. Araldica I patrizi hanno diritto allo stemma in quanto furono equiparati, sebbene in epoca tarda ai nobili, come conseguenza del diritto acquistato dalle loro famiglie di sedere nel consiglio della città. Anche i semplici cittadini hanno in alcuni luoghi il diritto di fregiarsi di uno stemma. I grandi ecclesiastici portano anch’essi uno stemma, non solo perché il più delle volte appartenevano alla più alta nobiltà feudale, ma anche perché alla loro carica spesso era annesso l’esercizio di una signoria feudale. Oggi per un ecclesiastico, l’uso di uno stemma deve essere definito quale simbolo, figura allegorica, espressione grafica, sintesi e messaggio del suo ministero.

Stemmi di territori sono invece quelli delle terre, delle città e dei Comuni.
L’araldica è ancor oggi, dopo secoli di vita, una scienza viva e vitale.